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Giocare con i suoni – UDA di educazione musicale

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Giocare con i suoni – UDA di educazione musicale
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Con la musica i ragazzi imparano a gestire le percezioni e allenano il cervello. Ecco dunque alcuni percorsi didattici e idee di lezione per insegnare attraverso la magia del suono

L'educazione musicale nelle nostre scuole sembra essere la Cenerentola dell'istruzione: fatta poco e fatta male, senza i tempi, gli strumenti e le competenze adatte. «Siamo il Paese della musica ma facciamo pochissimo - commenta amaro Antonio Testa - eppure la musica è fondamentale per la crescita dei bambini, per lo sviluppo intellettivo, il linguaggio, l'attenzione. Aiuta a gestire il proprio corpo, le proprie emozioni. E soprattutto fa stare bene».

Antonio Testa è produttore, musicista, percussionista, insegnante di propedeutica musicale, musicoterapeuta. Dal 1980 affascina bambini e ragazzi nelle scuole facendo scoprire il suono emesso dalle conchiglie e dalle foglie, facendo provare gli strumenti più strani raccolti in ogni angolo del Pianeta, accompagnandoli in passeggiate sonore in città o in campagna, realizzando spettacoli che uniscono la sonorizzazione alle immagini e alla drammatizzazione, insegnando a costruire strumenti musicali con materiali di riciclo.

La musica come gioco

Un'educazione musicale complessa, ricca e arricchente, che necessita però di una formazione adeguata.

«Il fatto è che la musica viene insegnata male prima di tutto ai docenti - spiega-  teoria e solfeggio non servono a nulla, bisogna saper giocare con i suoni. I parametri del suono ad esempio possono benissimo essere insegnati con il gioco del pesciolino. Il mare viene rappresentato con una mano ondeggiante e l'altra mano muove un pesciolino che nuota sotto il mare. Quando il pesciolino esce in superficie i bambini suonano, oppure battono le mani se non hanno gli strumenti. Quando il pesciolino è sott'acqua invece c'è il silenzio. E già comprendono la distinzione tra suono e silenzio. Poi, quando il pesciolino rimane per tanto tempo sott'acqua si ha una pausa lunga, quando emerge per poco si ha un suono breve e così via. La direzione d'orchestra si può fare mettendo le mani unite e le braccia stese in avanti. Quando le mani sono vicine tra loro il suono è pianissimo, man mano che si allargano il suono diventa più forte. Così si impara a dividere l'intensità del suono in pianissimo, piano, mezzo forte, forte e fortissimo. Poi si passa alla cellula ritmica, ad esempio sfruttando gli accenti dei nomi e le sillabe. Così i bambini iniziano a leggere e scrivere attraverso la musica: Tòpo Tòpo Grù... Immediatamente diventa un ritmo. Anche le doppie, che in genere creano qualche difficoltà, attraverso la musica vengono riconosciute molto velocemente».

Una disciplina trasversale

Tutto questo Antonio Testa lo insegna nei corsi di formazione per i docenti che propone da anni. Insistendo sulla necessità di abbinare la musica all'immagine e al teatro. E sulla trasversalità di questa disciplina.

«Invece di fare un'ora la settimana e fatta male, secondo me si potrebbe integrare la musica nella didattica - propone - Giordano Bianchi, che è stato mio maestro, aveva creato già negli anni Sessanta un sistema pedagogico musicale straordinario, Crescere con la musica. Lui, che era docente di scuola elementare, insegnava storia, geografia, matematica e italiano attraverso la musica».

Invece oggi a scuola durante le ore di educazione musicale in genere ci si limita a mettere in mano ai bambini un flauto dolce e a ricavarne qualche suono per lo più straziante...

«È sbagliatissimo, non c'è lo sviluppo diaframmale del bambino e va aiutato. Povero flauto, è uno strumento meraviglioso e finisce per essere odiato. Prima di insegnare uno strumento a un bimbo, chiedigli se è caldo o freddo, liscio o ruvido... Usa le sensazioni, aiuta il bambino a sviluppare i sensi. Ma così come li sviluppa il bambino, deve svilupparli anche il docente. L'insegnante dovrebbe fare molti corsi di formazione nella musica e nel teatro, che sono arti corporee, in modo da sbloccarsi».

Niente alibi, basta poco

Ci vuole un grado di preparazione ad alto livello per poter fare della buona educazione musicale.

«Io ho dedicato tutta la mia vita a questo - racconta Testa - ho avuto grandi maestri, come Bruno Munari. Ho studiato musica primitiva, ho portato la musica negli ospedali per fare guarire prima i bambini malati, ho costituito una band nel carcere minorile Beccaria di Milano. Ma ai docenti dico che, se da una parte serve un'adeguata preparazione metodologica per insegnare musica, dall'altra basta poco per realizzare cose fantastiche! Mandate i vostri alunni con un registratore in mano in giro per la città, a catturare i suoni e i rumori che li circondano. Poi li dovete decodificare, portare gli alunni prima al disegno e poi alla sonorizzazione. Il sole lo abbini ai piatti, gli uccellini ai fischietti... Io prendo diapositive vuote, le faccio colorare all'interno con i pastelli e la china, le foglie, la polvere. Poi le proiettiamo e diventano dei grandissimi scenari. All'interno ci metto una drammatizzazione e propongo ai bambini di sonorizzare la storia, come fosse un film muto. Vengono fuori cose spettacolari. Non avete lo strumentario ORFF, quell'insieme di strumenti a percussione previsto dal metodo Orff-Schulwerk? La musica si può fare ugualmente! Entrate nell'aula e fate cercare ai bambini tutti i suoni e i rumori che ci sono: il battito della matita contro il banco, il cigolio della porta, il termosifone che raschiandolo diventa quasi uno xilofono, il cassetto che si apre... Immediatamente diventa un'orchestra, se hai la conoscenza del gioco per poter intervenire, fare musica e sviluppare l'attenzione. Il teatro non l'avete? Spostate tutti i banchi e le sedie, create scenografie con sciarpe e cappotti e mettete in scena lo stesso uno spettacolo. Insomma, un po' di creatività, la scuola è bella!»

L'importante, secondo Testa, è dare alla musica nella scuola il suo giusto peso. Perché, oltre a far stare bene, insegna a stare insieme. «L'arte in generale è una grande disciplina per l'essere umano. La musica insegna a studiare, ad ascoltare, a stare bene con se stessi e con i compagni. Ti apre la mente e il cuore. Soprattutto il cuore. La mia finalità come insegnante non è mai quella di trasformare un bambino in un musicista, ma di renderlo armonico con tutti i suoi vari aspetti».

Consigli pratici per un'UDA di educazione musciale

Sul sito di Antonio Testa potrete trovare la sua ricca offerta di proposte didattiche di educazione musicale per le scuole e corsi di formazione per i docenti (contatto; antoniotesta@hotmail.com). Ecco alcuni esempi:

Impronte sonore

È una mostra itinerante, allestita di volta in volta nelle scuole. L’esposizione raccoglie e documenta oggetti sonori provenienti dal regno minerale, vegetale e animale in un percorso da vedere, sentire e suonare. Xilofoni, vibrafoni, legni e pietre sonore, rombi volanti, zucche e conchiglie trasformate in trombe, fischietti di semi e piume, raschiatori in osso sono alcuni degli elementi che compongono questo fantastico strumentario. Sono in gran parte ricostruzioni di oggetti sonori risalenti al paleolitico superiore, altri sono parte di una collezione di strumenti musicali tuttora in uso presso popoli di diversi continenti. Sono proposti quattro differenti percorsi guidati:

  • I 4 elementi: Bambini e ragazzi saranno coinvolti a suonare e ricreare i suoni dell’Aria, dell’Acqua, della Terra e del Fuoco, la palude, la giungla, i mondi sotterranei, i mondi marini.
  • La musica della natura: Sono presentati centinaia di oggetti naturali provenienti dai cinque continenti.
  • La musica della preistoria: Ispirato alle origini della musica e dell’arte, il percorso condensa la conoscenza e l’utilizzo di oggetti sonori e strumenti musicali ricostruiti con materiali della natura, secondo gli antichissimi reperti paleolitici, e strumenti musicali etnici.
  • La musica delle origini: L’attenzione è principalmente rivolta agli oggetti adatti ad essere suonati così come si trovano in natura o che hanno subito un intervento minimo di lavorazione dell’uomo.

Il percorso continua nell'esposizione degli strumenti musicali costruiti con materiali riciclati: suoni in vasche d’acqua, batterie di bidoni e barattoli, i suoni roteanti dei cerchi di bicicletta, tende di campanelli e di sonagli sono delle grandi installazioni sonore che introducono il percorso dell’arte del riciclo.

Accanto o in alternativa alla mostra, sono proposti laboratori didattici per i diversi ordini di scuola:

Mani - Mani

È un laboratorio di costruzione di maschere con materiale riciclato per bambini della scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria. La teatralità delle maschere animate, la musica creata insieme ai gesti e alle parole prendono vita in racconti fantastici.

Re-Cycle Orkestra

In questo caso la ricerca dei materiali riciclati aiuta il bambino ad avvicinarsi e rispettare la natura, a discriminare gli oggetti, sviluppare la creatività e la manipolazione, esplorando i materiali di diverse forme per costruire strumenti archetipi. Attraverso l’uso dei materiali e la fantasia, il bambino ottiene un suono più o meno intonabile fino a eseguire semplici brani e sonorizzazioni di ambienti naturali.

Il paesaggio sonoro circostante

Una passeggiata ad orecchie ben aperte può riservarci molte sorprese se solo proviamo a prestare attenzione a tutti quei suoni e quei rumori che ci circondano in ogni momento. Può nascere così la curiosità di analizzare i suoni più da vicino. Possiamo registrarli, riprodurli, organizzarli in sequenza, sovrapporli, cercare oggetti e strumenti che producano sonorità particolari, scoprire come suona il nostro corpo e le sonorità della nostra voce. Un gioco semplice ed appassionante, alla portata di tutti.

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