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Spreco alimentare, che cosa si può fare nelle scuole

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Spreco alimentare, che cosa si può fare nelle scuole
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Come educare i bambini e i ragazzi a scuola a evitare lo spreco alimentare

Ogni anno nel mondo vengono buttate enormi quantità di cibo. Si pensi che, secondo i dati più recenti, nell’Ue vengono buttati in media 131 chili di cibo pro capite ogni anno, mentre quasi 33 milioni di cittadini europei non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni. Gli ultimi dati pubblicati da Eurostat relativi al 2021 hanno evidenziato la responsabilità delle famiglie: gli scarti domestici sono il 54 per cento del totale. Questa tendenza ha un costo elevato per il pianeta: si stima infatti che lo spreco di cibo generi l’8-10% delle emissioni globali di gas serra, pertanto lo spreco alimentare è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico.

A seguito del rapporto FAO, le Nazioni Unite hanno fissato l’obiettivo di riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari come uno de 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del mondo. L’Obiettivo 12.3 invita il mondo a dimezzare le perdite e gli sprechi alimentari entro il 2030. Champions 12.3 è la coalizione internazionale che comprende 30 alti dirigenti di governi, aziende e istituti di ricerca che cerca di motivare la comunità globale ad affrontare il problema.

Come si sta muovendo il mondo per ridurre la perdita e lo spreco di cibo nel 2023?

Secondo la Valutazione 2023 dei progressi mondiali verso il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo sostenibile 12.3, l’obiettivo di dimezzare gli sprechi alimentari appare ancora lontano in ogni regione del mondo. Lo spreco avviene su più livelli. Nelle singole famiglie, per vari motivi, come l’acquisto o la preparazione eccessiva di cibo, ma soprattutto lungo la catena di approvvigionamento globale dove si perdono enormi quantità di frutta e verdura data la loro natura deperibile.

La perdita di cibo lungo la filiera dei prodotti alimentari freschi varia notevolmente da una regione all’altra. Nei Paesi in via di sviluppo, ad esempio, tende a verificarsi nelle prime fasi della filiera alimentare. Ciò è spesso dovuto a limitazioni nelle tecniche di raccolta, stoccaggio e trasporto. Nei vari paesi del mondo la situazione è diversificata: in Australia e Nuova Zelanda il 5-6% di tutti gli alimenti va perso lungo la catena di approvvigionamento; in Asia centrale e meridionale, questa percentuale sale al 20-21%, mentre in Europa e Nord America la perdita di cibo si aggira intorno al 16%. Queste differenze indicano che il problema deve essere affrontato a livello nazionale e regionale. Le soluzioni devono dipendere dalle condizioni locali, dai prodotti, dalle infrastrutture di trasporto e dal comportamento dei consumatori.

Spreco alimentare e inquinamento

La perdita di cibo produce non solo uno spreco di risorse, ma anche impatti ambientali negativi, come emissioni di gas serra dovute alla decomposizione dei rifiuti. Nei paesi occidentali i consumatori sono responsabili della maggior parte degli sprechi alimentari, sia a livello domestico che durante la produzione e la distribuzione alimentare. Una riduzione degli sprechi alimentari lungo la catena di approvvigionamento e in famiglia può determinare risultati vantaggiosi per tutti, tra cui l’assolvimento della domanda di nutrizione della popolazione in crescita e la riduzione degli effetti negativi dell’agricoltura sull’ambiente.

Spreco alimentare e fame nel mondo: scenari opposti

La fame nel mondo è una piaga che colpisce milioni di persone. Le cause sono molteplici, tra cui la povertà, i conflitti, le calamità naturali, l’inefficienza nel sistema alimentare e la mancanza di accesso a risorse alimentari adeguate. Lo spettro della fame minaccia oltre 122 milioni di persone in più nel mondo rispetto al 2019, a causa sia della pandemia che del susseguirsi di shock climatici e di conflitti. In questo drammatico scenario, la riduzione degli sprechi alimentari è una delle azioni che devono essere messe in campo per affrontare il problema, insieme alla garanzia di accesso equo alle risorse alimentari e allo sviluppo dell'agricoltura sostenibile.

L'ONU svolge un ruolo fondamentale nella lotta contro la fame nel mondo attraverso varie agenzie come il Programma Alimentare Mondiale (PAM) e l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO). Quest’ultima ha svolto un ruolo fondamentale in tema di alimentazione, stimolando presso gli Stati membri il riconoscimento del diritto alla sicurezza alimentare e all'accesso alle risorse alimentari attraverso l'abbattimento delle barriere al commercio internazionale.

Di fronte ai milioni di persone che soffrono la fame, nei Paesi avanzati circa 1,9 miliardi di persone sono in sovrappeso e gli sprechi alimentari annuali producono perdite dal valore di centinaia di miliardi di dollari.

È evidente l’aspetto paradossale della situazione: da un lato sovralimentazione, obesità, sprechi alimentari e inquinamento ambientale; dall’altro fame e morte.

Come sostiene l’antropologo Jason Hickel, la fame non è un problema di carenza, è un problema di distribuzione. Una quantità sproporzionata del cibo mondiale prende la via dei paesi ricchi, dove finisce in buona parte nella spazzatura. Le Nazioni Unite calcolano che tagliando soltanto di un quarto lo spreco alimentare globale e reindirizzandolo dove è più necessario si riuscirebbe a risolvere il problema della fame nel mondo.

Lo spreco alimentare nelle scuole

Lo Spreco Alimentare riguarda ogni consumatore e può essere ridotto cambiando le abitudini di acquisto o di consumo. Educare i più piccoli a ridurre lo spreco alimentare è un punto di partenza fondamentale. Secondo un’indagine del Ministero dell’Ambiente e del progetto Reduce presentato dall’Università di Bologna e finanziato dal Ministero della Transazione Ecologica nel 2014, è emerso che nelle mense scolastiche italiane un terzo dei pasti preparati finisce nella pattumiera. Le stime parlano di circa 120 g di cibo per bambino buttato ogni giorno, circa il 22% della quantità preparata.

Nelle mense si sprecano soprattutto verdura, pane, pasta, frutta. La riduzione degli sprechi alimentari nelle scuole è fondamentale non solo per risparmiare risorse, ma anche per educare gli studenti a stili di vita corretti e sostenibili. In tal senso risulta assolutamente necessario mettere in atto azioni mirate tra cui la pianificazione dei pasti e la preparazione di porzioni adeguate.

Educare i bambini e le bambine sull'importanza di non sprecare cibo contribuisce a creare una cultura di rispetto per le risorse alimentari e e per la riduzione degli sprechi a livello globale.

La qualità stessa degli alimenti serviti nelle mense può contribuire alla riduzione degli sprechi. Essa influisce in primis sulla salute fisica degli studenti, sul loro apprendimento e sul loro sviluppo complessivo. Pasti di alta qualità forniscono ai ragazzi i nutrienti necessari per concentrarsi, migliorando le loro capacità cognitive e aiutandoli a mantenere un peso corporeo sano. Promuovendo abitudini alimentari sane, le mense scolastiche possono inoltre contribuire a prevenire obesità e altre malattie legate all'alimentazione.

Diverse possono essere le strategie per ridurre lo spreco

È possibile ad esempio intervenire sulla merenda di metà mattina che deve essere ben dimensionata da un punto di vista qualitativo e quantitativo; rivedere i menù identificando i piatti meno graditi e valutando la possibilità di inserimento di piatti unici; coinvolgere i bambini nella modifica dei menù attraverso questionari di gradimento; fare attenzione alle modalità di presentazione dei piatti; definire sistemi di sporzionamento tali da permettere di ottenere sprechi recuperabili e riutilizzabili.

È infine fondamentale educare al consumo consapevole realizzando percorsi formativi rivolti a docenti, genitori e alunni sul valore del cibo e sulla compatibilità ambientale della sua produzione.

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