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La scuola che sforna inclusione

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La scuola che sforna inclusione
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All'istituto alberghiero Giolitti Bellisario, in provincia di Cuneo, ragazze e ragazzi, alunni ed ex, servono caffè e preparano merende. È uno dei tanti modi di inclusione che ha messo in atto la scuola

Appena entri, ti investe il profumo dei dolci appena sfornati: la crostata al rabarbaro, i croissant, il pane con le uvette, tutto disposto in bella mostra sul bancone del bar. Dietro, ragazze e ragazzi sorridenti che preparano con cura cappuccini e spremute. È il Caffè per tutti, il bar dell'istituto Giolitti Bellisario, in provincia di Cuneo. È interamente gestito dagli alunni che preparano anche i cibi e le bevande. Ed è davvero per tutti, perché questa scuola ha puntato tutto sull'inclusione, compiendo ogni forzo per dare concretezza a questa bella parola. Proprio per questo è stata selezionata tra gli esempi virtuosi nella Mappatura dell'innovazione educativa realizzata da Askoha e presentata nel dicembre scorso.

Inclusione anche dopo la scuola

L'istituto di istruzione superiore è composto da due istituti alberghieri, uno con sede a Mondovì e l'altro a Barzi, a 62 km di distanza. Si aggiungono poi un istituto tecnico agrario e un istituto professionale per il commercio, per un totale di un migliaio di allievi e 200 docenti.

“Più di 70 sono docenti di sostegno - racconta la dirigente, Donatella Garello - perché abbiamo circa 110 allievi con un grado di disabilità da leggera a molto grave, sia fisica che psichica. Coinvolgendo il mio staff, ho cercato di realizzare quella tanto annunciata inclusione di cui ci vantiamo giustamente ma che ha dei grossi limiti: per quanta cura ci si possa prendere dei ragazzi, dopo la scuola superiore molti di loro scompaiono nuovamente in un triste anonimato, quasi totalmente accollati alle loro famiglie o a qualche centro diurno”.

Per questo alcuni anni fa Garello ha istituito la fondazione Cucine Colte che per statuto si occupa del percorso curriculare degli allievi e del post diploma, a sostegno soprattutto dei ragazzi con disabilità.

Il catering inclusivo

“Abbiamo approfittato - continua Garello - della formazione offerta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino in crowd funding e abbiamo dato vita a un progetto che si chiama BunDaMangé, un mini-catering inclusivo: allestiamo piccoli banchetti per matrimoni o feste, produciamo marmellate e altre conserve, includendo i nostri allievi o ex allievi con disabilità e anche i ragazzi del Centro Down Cuneo. Adesso stiamo aprendo una mini-lavanderia nella nostra città per lavare le tovaglie della scuola e così via. Insomma, oltre alle attività curriculari cerchiamo nel nostro piccolo di dare una risposta concreta a questo bisogno di coinvolgimento. Bisogna farsele venire in mente queste piccole cose, avere la voglia di mescolarsi davvero alla realtà e produrre idee che concretamente si possano realizzare, perchè le parole sono belle ma lasciano il tempo che trovano”.

A breve l'istituto rivoluzionerà un'aula didattica-bar per adattarla agli alunni sulla sedia a rotelle che altrimenti non possono accedere ai banconi per seguire i laboratori.

Formazione e accoglienza

Alla base di tutto questo ci sono la formazione e l'accoglienza dei docenti. “In ogni classe ci sono uno o due insegnanti di sostegno - spiega la dirigente. La metà di loro è costituita da precari, quindi arrivano nella nostra scuola spesso con uno spostamento disagevole di città o regione, con le famiglie che sono rimaste lontane, e devono affrontare una nuova vita per un anno o due, i più sperando di tornare a casa il prima possibile. Quindi l'accoglienza e la formazione dei docenti, soprattutto di quelli di sostegno, deve essere puntuale e anche continua nel corso dell'anno scolastico perché devono poter condividere la nostra visione”.

Daniele Guerra, vicepreside, racconta: “Ogni anno scegliamo una tematica e cerchiamo di organizzare attività formative legate a quella tematica, gratuita e accessibile a tutti, in modo da formare un gruppo coeso che possa lavorare insieme. Abbiamo una percentuale molto elevata di docenti precari, è necessario creare quel clima di supporto e condivisione perchè altrimenti è difficile portare avanti i progetti. La risposta è buona: quest'anno ad esempio, sul tema della valutazione, abbiamo superato i 110 iscritti alla formazione, in presenza e in orario extracurriculare”.

La valutazione data dagli alunni

L’istituto ha registrato negli ultimi anni un aumento dei risultati scolastici degli studenti. È migliorata anche la loro felicità, in questa scuola stanno bene. “Da noi il valore della dispersione scolastica è abbastanza limitato - spiega Guerra. Cerchiamo di lavorare di più sulla dispersione implicita, cioè su tutti quegli alunni che arrivano anche a prendere il diploma ma potrebbero rendere molto di più. Questo si evidenzia solo da alcuni dati che monitoriamo, come l'assenza, il ritardo a scuola... Da tre anni proponiamo un questionario finale chiedendo ai ragazzi tante cose: una valutazione degli ambienti, della didattica, del rapporto con i docenti, del benessere. Tante domande e risposte che andiamo ad analizzare nell'ultimo collegio dei docenti di ogni anno”.

Aggiunge la dirigente: “L'analisi dei dati non può prescindere poi da un ritorno a quei dati durante l'anno scolastico. Il dato deve stimolare il cambiamento, ci sono delle azioni da fare poi per migliorare”.

Una riforma nella giusta direzione

La riforma degli ordini professionali si è conclusa nel luglio scorso con gli esami di stato. È andata nella direzione giusta? “Questa riforma ci ha obbligati a cambiare il nostro modo di affrontare la didattica quotidiana -risponde Donatella Garello - perché ci impone una didattica molto personalizzata e dei periodi dell'anno nei quali ci dobbiamo fermare per gli approfondimenti insieme ai ragazzi con lacune, ci impegna nei colloqui individuali con i ragazzi. Io sono una dirigente, non una politica né un organo decisore, posso anche avere delle  critiche rispetto alla riforma: per esempio, la formazione dei docenti dovrebbe essere obbligatoria, e poi l'esperienza dei docenti dovrebbe essere rivalutata o valutata diversamente. Comunque trovo che questa riforma, giusta o meno giusta che sia, ha fatto fare dei passi avanti importanti, passi che dovrebbero fare anche altri ordini di scuola che non sono stati toccati. Ormai se non impariamo che la didattica si deve adattare alla classe, noi li perdiamo i ragazzi. Non soltanto per la dispersione, perchè noi non ne abbiamo quasi. Li perdiamo nel cuore, li perdiamo nella vita, gli facciamo perdere le occasioni di crescita umana che cinque anni di scuola devono dare. Questa è la nostra responsabilità”.

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