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Scuola: l’intervallo è amico dell’apprendimento

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Scuola: l’intervallo è amico dell’apprendimento
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L'importanza dell'intervallo a scuola è troppo spesso sottovalutata. Eppure è fondamentale per favorire la concentrazione dei ragazzi

PAROLA D'ORDINE: INTERVALLO

Il nostro cervello riesce a mantenere una concentrazione limitata: un bambino di 6-7 anni rimane concentrato per 15 minuti, un adolescente al massimo per 45, un adulto per un’ora, poi la concentrazione scema. Questa informazione è essenziale se vogliamo garantire un apprendimento significativo e duraturo nel tempo. Come ci ricorda Alberto Oliverio: «Per favorire l’apprendimento bisogna quindi utilizzare esperienze di breve durata, e alternare argomenti e “codici” sensoriali: con un bambino della scuola dell’obbligo è opportuno fare pause frequenti, cambiare l’argomento di discussione o lettura e stimolare la sua attenzione con l’aiuto di immagini, aneddoti, richiami “leggeri».

A Washington, alla Scuola secondaria Montpelier è stato attivato il progetto MHS Unplugged (letteralmente scaricare) dove alunni e insegnanti si prendono una pausa di 15 minuti tra la terza e la quarta ora per “fare altro”. I benefici non si sono fatti attendere: studenti più motivati, più attenti.

PERCHÉ L'INTERVALLO È IMPORTANTE?

Nelle nostre scuole la ricreazione viene impiegata per mangiare e fare qualche gioco, pandemia permettendo, ma molto spesso si tratta di una sola ricreazione, per il resto avanti tutta. Il cervello dei bambini ha bisogno di movimento, attivarsi significa consentire la produzione di sostanze che facilitano la plasticità e dunque migliorano la sfera cognitiva.

Per imparare meglio si dovrebbe utilizzare la parcellizzazione, ovvero più pause all’interno della giornata, a seconda dell’età dei bambini e delle bambine o degli adolescenti.

COSA FARE DURANTE L'INTERVALLO?

Bastano 5 minuti per riacciuffare l’attenzione, possiamo procedere in questo modo:

  • Far alzare un bambino per volta dalla sedia creando un’ola. Dapprima lo si fa molto lentamente poi in maniera più veloce. Massimo 3-4 minuti. In caso di bambini con difficoltà motoria (seduti su di una carrozzina) si fa la proposta semplicemente agitando le braccia sopra il capo e ondeggiando con le braccia a destra e sinistra.
  • Cantare una canzoncina, meglio se in piedi. Si può chiedere ad ogni bambino di portare una proposta di canzoni che la classe conosce e poi giorno per giorno cantarle tutte ma non nell’ora di musica, bensì nella pausa decisa all’interno di una lezione.
  • Il gioco della palla immaginaria. Un bambino si alza e lancia una palla a un compagno o compagna la quale l’afferra e la lancia ad un altro o altra. Il gioco ha una durata limitata e la palla deve arrivare a tutti e tutte. Massimo 5 minuti.
  • Yoga: un momento di concentrazione sul proprio respiro contando gli inspiri fino a 4 e poi espirando in 4 tempi. La mano destra sulla pancia e la mano sinistra sul petto. Sull’inspiro la pancia si gonfia e sull’espiro la pancia si sgonfia.
  • Si possono fare le pause a tema dove un allievo si alza e fa alzare dalla sedia tutti quelli che portano il colore rosso, poi le scarpe da ginnastica, poi…e via dicendo. Anche qui massimo 5 minuti.

I neurobiologi ci dicono che bisognerebbe fare attività motoria la prima ora di lezione per garantire quell’ossigenazione sufficiente al nostro cervello, nelle nostre scuole si tende a farla nelle ultime ore. Proviamo a vedere se si riesce a convertire la nostra lezione attivando la mattina presto il corpo mezzo addormentato e a usare piccole ma significative pause per consentire a tutti di “stare sul pezzo”.

Nelle pause più lunghe dove possibile cerchiamo di far muovere per davvero i bambini e i ragazzi, attraverso giochi spontanei o guidati ma davvero aerobici. Con una buona regolamentazione si può fare.

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