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Mario Lodi, chi era il maestro di Cipì

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Mario Lodi, chi era il maestro di Cipì

Scrittore e pedagogo dal cuore gentile, Mario Lodi ha rivoluzionato il mondo della scuola mettendo il bambino al centro del percorso d'apprendimento, valorizzandone le esperienze e ascoltandone i bisogni.

Il 17 febbraio 2022 saranno 100 anni dalla sua nascita. Eppure per capire chi fosse si può anche cominciare dalla fine. Il giorno del suo funerale, il 4 marzo di sei anni fa, nella minuscola chiesa di Drizzona dove ha vissuto fino a 92 anni, a salutare il maestro Mario Lodi, non c’era infatti alcun politico (sindaco a parte) ma tanti suoi ex alunni. Nei banchi di legno si sono ritrovati quei bambini e quelle bambine, ormai diventati papà e mamme, nonni e nonne che non hanno mai dimenticato le lezioni nella piccola scuola elementare di Vho di Piadena dove Lodi, il creatore del passerotto Cipì, ha insegnato per ventidue anni.

Chi c’era a dare l’addio all’insegnante più amato d’Italia, ricorda ancora le parole emozionate pronunciate dall’ambone dell’altare da quel suo ex alunno diventato prete: “Nella nostra classe non c’era la cattedra, al maestro bastava una sedia per sedersi al nostro fianco”. Ecco il “metodo” Lodi: ascoltare i bambini mettendo in pratica la democrazia, la libertà, il cristianesimo.

Chi ha avuto il dono di conoscere il maestro negli ultimi anni della sua vita lo ha potuto fare in un luogo che Lodi ha sognato e realizzato: "La casa delle arti e del gioco" nata nel 1989 grazie al premio internazionale Lego vinto dal maestro. È in quella splendida cascina ristrutturata che Lodi ha continuato la sua azione pedagogica una volta andato in pensione.

PER INSEGNARE SERVE AMARE

Incontrarlo era emozionante. Aveva proprio il volto da maestro: dolce, rassicurante, saggio. Sapeva accoglierti. Farti sentire a tuo agio. E poi con un filo di voce si raccontava: “Per fare il maestro – mi disse in una delle sue ultime interviste – serve un ingrediente che non è previsto nei programmi: bisogna sentire l’amore verso questi bambini. Quando entravo in aula, mi levavo il cappello ci mettevamo in cerchio per poterci guardare in faccia e i bambini si raccontavano. A loro dicevo sempre: io sono nella vostra scuola e sarò un vostro amico non il maestro che giudica ma un amico che vi consiglia”.

Parole che potrebbero sembrare retoriche se non fossero state pronunciate da un maestro che i valori della Costituzione li ha vissuti sulla sua pelle e li ha declinati ogni giorno nelle sue classi.

Nella scuola del maestro cremonese la conversazione era fondamentale: “Difficile da imparare ma necessaria – spiegava Lodi – per comprendere gli altri, capire i problemi in profondità, progettare insieme. Nella scuola nozionistica gli alunni hanno la parola solo quando sono interrogati”.

Basta osservare le fotografie in bianco e nero ancora conservate dalla sua famiglia e dai suoi amici per capire che il maestro non ha mai fatto lezione da solo: “L’attività collettiva – diceva Mario – può essere lo scrivere insieme un racconto o la sceneggiatura di un film”.

Ma c’è di più. Quel maestro aveva deciso non solo di ascoltare le voci dei suoi alunni ma di dar loro voce attraverso la realizzazione di un giornale di classe: “Introdurre la stampa vuol dire introdurre la libertà. Le pagine del primo giornalino stampato e gli altri testi illustrati hanno trasformato la nostra grigia aula nella più bella stanza del mondo e rivelano stretti legami con la vita della gente contadina e con la natura”.
Da lì ai libri il passo fu breve, spontaneo. Con i bambini il maestro Mario scrisse Cipì ma anche Bandiera nato dalla voglia dei ragazzi di scoprire come mai una sola foglia non si decideva a lasciare il ramo di un albero ormai spoglio.

“Dall’osservazione – sottolineava il maestro – ancora una volta la natura prese vita e voce e diventò la voce dei bambini, il loro racconto, la loro scrittura”.

VIVERE IL MONDO PER IMPARARE A COMPRENDERLO

Ma la scuola di Vho, narrata nei libri Insieme, Il paese sbagliato, C’è speranza se questo accade a Vho – era anche uscire e andare nelle cascine per scoprire l’economia del territorio; ospitare in classe il falegname del paese; costruire burattini con la gommapiuma; cantare insieme; praticare la matematica al mercato; fare il bilancio del giornale. Storia, geografia, italiano, geometria, arte non erano nozioni ma vita vissuta, conoscenze apprese con l’esperienza.

La sua era una scuola senza voti: “Chi comanda – scriveva Lodi nella lettera a Katia – ha modellato la scuola a immagine e somiglianza del sistema: il profitto lo troviamo sulla pagella espresso nei voti. Dove c’è la prova oggettiva dell’esame uguale per tutti non si tiene conto del punto di partenza di ognuno, dei talenti e degli sforzi compiuti dall’handicappato”. Oggi, non c’è libreria che non abbia Cipì tra gli scaffali. Non c’è insegnante che non conosca il maestro di Vho.

Restano i suoi testi, le sue parole, il filmato del grande regista Vittorio De Seta su di lui e persino la Costituzione riscritta da Lodi per i bambini in occasione del sessantesimo anniversario: “Nel 1948 – scriveva il maestro – quando la Costituzione fu promulgata, i sindaci la esposero per tutto l’anno nella sala comunale; sarebbe bello e significativo fosse ancora esposta per tutto il 2008 non solo in tutti i Comuni ma anche in tutte le scuole della Repubblica”.

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