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Lezione di italiano, come si fa un’intervista

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Lezione di italiano, come si fa un’intervista
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Come si insegna a fare un'intervista? Chi intervistare? Come preparare le domande e capire il contesto?

"Intervistare" è una parola che, secondo il vocabolario Treccani, è scivolata nella lingua italiana dall'inglese interview, a sua volta mutuata dal francese: entrevoir, intravedere, vedere per un attimo.

L'intervista è prima di tutto un modo di avvicinarsi a un'altra persona per conoscerla meglio, oltre il muro dell'estraneità o della facciata più nota, quotidiana: con l'intervista si può riscoprire o scoprire una persona, le esperienze che ha attraversato, lo sguardo sul mondo, la partecipazione a un evento, i suoi ricordi.

Se solitamente si pensa all'intervista nell'ambito giornalino scolastico, in realtà questa forma di relazione e di testo, non è appannaggio esclusivo delle testate cartacee o on-line e può essere sperimentata in molteplici progetti narrativi.

Chi intervistare e perché

Partiamo dal perché. Perché il mondo, anche quello vicino ai bambini e bambine, alla scuola, alla loro vita quotidiana, è ricco di persone che possono svelare alle classi mondi ed esperienze: esperti, artigiani, professionisti: un ceramista, una magistrata, un'artista, la sindaca, l'allenatore della squadra di pallanuoto possono raccontare ai bambini mestieri e attività; testimoni di eventi del passato o del presente possono raccontare migrazioni da o verso l'Italia, guerre, scoperte scientifiche; persone famose che piacciono ai giovanissimi, come i loro cantanti preferiti, l'attrice di una serie tv, una scrittrice di un libro letto in classe possono raccontare i retroscena dell'arte che praticano.

Riflettendo sul tema, sull'età e sull'interesse della classe per ciò che accade nel mondo, si può, di volta in volta, coinvolgere persone che entrino in classe o che la classe può raggiungere in occasione di eventi e con le quali i bambini possono conversare con una traccia di domande. Oppure, nel caso delle prime classi di scuola primaria, anche i familiari.

La bellezza di un incontro diretto e la conoscenza di un pezzetto di mondo altrimenti inaccessibile creano una relazione diversa con i temi visti in classe e favoriscono il rapporto tra i bambini e le bambine e la comunità di appartenenza.

Preparare le domande...

Per preparare un'intervista c'è, solitamente, una fase di ricerca sulla persona o sull'argomento scelti, seguita dalla raccolta delle curiosità dei bambini e delle bambine e delle loro domande. Poi si può passare alla scaletta delle domande e all'incontro, al quale è importante dedicare un tempo adeguato, senza fretta, almeno un'ora e mezza. Infine i bambini e le bambine, che hanno preso appunti o registrato e riascoltato l'intervista, trascriveranno le risposte, con l'attenzione di restituire le parole dell'intervistato ma anche pensando ai lettori.

... o preparare la cornice

 In alcuni casi, poi, come ci ha raccontato Francesca Frediani, responsabile di La Grande Fabbrica delle Parole di Milano, le domande non vengono preparate, se l'incontro con l'intervistato avviene in una cornice particolare. Le abbiamo chiesto di raccontarcela.

«Le classi che partecipano ai percorsi - gratuiti - di La Grande Fabbrica delle Parole, prima di tutto creano una breve storia e sperimentato su di sé che cosa vuol dire inventarla e scriverla, poi hanno la possibilità di incontrare un autore o un'autrice a sorpresa e, appunto, intervistarlo», racconta Frediani che ha curato il libro nato dalle interviste di bambini e bambine dagli 8 ai 13 anni a scrittori o scrittrici, intitolato Ma tu quanti libri scrivi in una settimana?, edito da Terre di Mezzo. «L'idea è che i bambini possano incontrare chi scrive per mestiere, persone del mondo della cultura, da pari a pari: loro che hanno scritto nel laboratorio incontrano adulti che scrivono per mestiere. Tutto il progetto è basato sull'inclusione sociale e culturale, sull'apertura del mondo della scrittura a tutti. Il nostro motto, infatti, è: "parole per tutti, nessuno escluso". Vogliamo che i bambini comprendano, e vivano, il fatto che le loro storie appartengono alla comunità culturale». Proprio per questo motivo, in tale caso specifico, i bambini non preparano le domande, mentre ciò che viene preparato e curato con attenzione è la cornice: Francesca modera l'incontro tra la classe e la scrittrice o scrittore e crea un delicato ponte che permette lo sviluppo di un dialogo naturale e fa in modo che i partecipanti si sentano accolti. Le domande, che si possono leggere nel libro, sprigionano l'efficacia dell'approccio e la spontaneità dei bambini: qual è il libro più brutto che hai scritto? Sei mai stato bocciato? Sei fiero di essere uno scrittore? E le risposte raccontano la felicità di uno scambio riuscito.

Bibliografia

Ma tu quanti libri scrivi in una settimana? Quando i bambini intervistano gli scrittori a cura di Francesca Frediani, terre di mezzo editore

Le interviste dei bambini e delle bambine, da pari a pari, ad autori e autrici nell'ambito del percorso di La Grande Fabbrica delle Parole.

Che mestiere fai? Le interviste dei bambini, a cura di E. Frontaloni, Giunti Scuola, interamente sfogliabile  qui: https://papermine.com/booklet/le-interviste-dei-bambini/

Nel blog di Silvia Pighetti, insegnante di scuola primaria e conduttrice di laboratori di scrittura e lettura per bambini, c'è una sezione di interviste realizzate dai bambini ad artisti e autori per l'infanzia: https://www.ascoltandolefigure.it/category/chiedilo-allartista/

Esercizio per la scuola primaria

Prima e seconda - Giochi, giocattoli e generazioni

A che cosa giocava la tua nonna? A che cosa giocava la tua mamma, il tuo papà, alla tua età? Com'erano i loro  giocattoli? Con chi giocavano e dove? Hanno conservato una fotografia o i giocattoli originali? Vorrebbero disegnarli, se non ne hanno più o non hanno un'immagine? A quali giochi di società giocavano? A quali giochi nella natura?

I giocattoli possono entrare a scuola come oggetti speciali, che uniscono le generazioni e accorciano un po' la distanza tra grandi e piccoli, tra scuola e casa. Creare un piccolo "catalogo dei giochi e giocattoli di ieri, l'altro ieri e oggi", attraverso le interviste dei bambini agli adulti che hanno intorno, può essere un bel modo per raccontare l'incontro di ogni bambino con i famigliari.

Terza, quarta e quinta

Nei mestieri, nelle professioni delle persone si nascondono mondi affascinanti. Un progetto di interviste a chi svolge lavori diversi, poco raccontati o classici può rappresentare per i bambini e per le bambine un'occasione di esplorazione che tenga conto anche dell'educazione al superamento degli stereotipi di genere (se si scelgono con cura i testimoni e le testimoni da intervistare) e sulla costruzione di un immaginario con il quale, negli anni, si confronteranno per scegliere i propri percorsi di studi e poi di vita. Le persone prescelte possono essere collegate alle materie di studio: si può intervistare una geologa, uno storico, una matematica, uno scrittore, una veterinaria, una sindaca e le interviste possono, eventualmente, essere raccolte in un "alfabetiere dei mestieri", provando a trovare un mestiere - e una persona da intervistare - per ogni lettera dell'alfabeto e con illustrazioni dei bambini e delle bambine. Le domande possono spaziare da come le persone hanno scelto il lavoro, a come lo svolgono, quotidianamente, a quali difficoltà incontrano, a quali studi hanno seguito e quali esperienze pratiche hanno vissuto, alle emozioni che provano lavorando e a come il loro lavoro si intreccia a quello degli altri e soprattutto: spazio alle curiosità particolari e alle domande dei bambini e delle bambine.

Per la scuola secondaria di primo grado

C'è un bellissimo progetto di interviste e di fotografie per strada che si intitola Humans of New York del fotografo Brandon Stanton e che può ispirare un lavoro con i ragazzi e le ragazze dai 10 anni in su. (www.humansofnewyork.com)

Intervistare le persone per strada è un'esperienza molto bella e sorprendente, se curata da tutti i punti di vista: della tutela dei ragazzi e delle ragazze (meglio lavorare nelle piazze, al parco, in zone dove le persone sono già sedute o tranquille e predisposte all'incontro) e degli intervistati (sensibilizzando i giovani sul modo in cui avvicinare le persone, non irruento, rispettoso, spiegando bene il progetto). Inoltre, è importante far firmare le liberatorie per l'uso delle parole e delle immagini agli intervistati. Può essere svolta in forma breve, raccogliendo risposte concrete ma di poche righe oppure più lunga, trascorrendo - se la persona ha tempo - anche una ventina di minuti con l'intervistato.

Le interviste per strada funzionano bene se si va a raccogliere storie, esperienze vive delle persone, piccoli frammenti di vita vissuta più che idee, opinioni, pensieri astratti.

Le fasi:

- scegliete un tema: i viaggi, le emozioni, i sogni, episodi divertenti accaduti nella vita, l'adolescenza, la musica o altri temi che interessano i ragazzi e le ragazze o il programma scolastico o l'attualità.

- decidete chi intervistate e perché: coetanei? adulti? donne? uomini? anziani? Di chi vorreste sentire e far sentire e confrontare la voce e l'esperienza?

- Stendete un elenco di domande inerenti al tema: è importante che siano in grado di far raccontare alle persone episodi o esperienze personali, non domande a risposta chiusa (sì, no).

- Pensate a come volete che sia l'inquadratura: solo il volto, il corpo, mezzo busto, o un profilo della persona intervistata e da fotografare.

- Realizzate le foto e le interviste per strada, dedicando almeno 3 ore al lavoro all'aperto e almeno 10 minuti a persona. Invitate le persone a visionare il lavoro finale o la mostra, lasciando i riferimenti della scuola (non personali). Se si lavora in gruppetti di tre, si possono raccogliere circa 10 interviste a testa, per un totale di 50-80 interviste a classe.

- Montate le foto e le interviste in un blog, sito, su instagram o in una mostra aperta alla cittadinanza con un'introduzione sul senso del progetto e lo scopo del lavoro.

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