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La filosofia come strumento di dialogo

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La filosofia come strumento di dialogo
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Può lo studio della filosofia contribuire a sviluppare nello studente il proprio personale punto di vista e il pensiero critico? Sembra proprio di sì, come è stato dimostrato dalla sfida lanciata da INDIRE con il progetto PATHS.

«Ho imparato soprattutto a stare in silenzio. E quando sono rimasto zitto, i miei studenti hanno iniziato a parlare e ho avuto così il privilegio di assistere alla nascita di una coscienza». È la testimonianza di uno dei docenti coinvolti nella sperimentazione PATHS: l'introduzione della filosofia negli istituti tecnici e professionali. Nell'anno scolastico 2022-23 sono 21 gli istituti che hanno accolto la sfida lanciata dall'INDIRE, in quattro regioni: Molise, Piemonte, Toscana e Trentino Alto Adige. «Ci crediamo molto - ha detto Cristina Grieco, presidente dell'INDIRE, alla presentazione dei risultati il primo giugno scorso-. È uno dei progetti più interessanti da sperimentare, anche in vista della messa a sistema. La filosofia aumenta le capacità logiche e tutte quelle competenze necessarie ai ragazzi per gestire la complessità dell'oggi».

La filosofia come pratica di dialogo

La filosofia in questo progetto è intesa come pratica comunitaria del dialogo, nel senso originario e più autentico di questa disciplina. Aiuta a migliorare la capacità di argomentare, stimola la conoscenza reciproca e l'accettazione della diversità. Insegna a problematizzare, ovvero ad avere uno sguardo critico nei confronti di una questione. Offre un metodo di analisi e riflessione applicabile a ogni ambito della nostra vita. Può perfino aiutare i ragazzi a recuperare quelle competenze che maggiormente sono state danneggiate dalla pandemia. «È sicuramente un elemento che dovrebbe condurre gli studenti a un recupero di quei livelli minimi di comprensione richiesti - ha commentato Roberto Curtolo, dell'USR Toscana-. Credo che il progetto abbia un senso pieno e si dovrebbe verificare la sua efficacia, la sua capacità di incidenza, con i dati».

Riflettere su se stessi e il mondo

L'INDIRE ha messo a disposizione dei docenti coinvolti nella sperimentazione video per la messa in pratica, materiali didattici tra i quali alcuni testi filosofici da proporre agli studenti, e un supporto costante degli esperti. La filosofia è stata introdotta nell'ambito dell'insegnamento dell'educazione civica, e ha stimolato i ragazzi a riflettere e discutere su alcuni concetti chiave: Chi siamo noi? Perché ci comportiamo in questo modo? Come conosciamo il mondo? Qual è il rapporto tra linguaggio, pensiero e conoscenza? La morale è assoluta o relativa? Siamo veramente liberi? Come sappiamo cosa è giusto? Perché dobbiamo preoccuparci dell'ambiente? Possiamo parlare di responsabilità? I ragazzi hanno risposto con curiosità ed entusiasmo, meravigliandosi delle loro capacità e scoprendo che la riflessione su se stessi e sul mondo non è appannaggio esclusivo dei coetanei liceali.

Il bisogno di essere ascoltati

Secondo quanto hanno raccontato i docenti delle scuole coinvolte, è emerso un estremo bisogno dei ragazzi di essere ascoltati. E anche la voglia di discutere di temi di attualità, che li riguardino da vicino. La capacità di riflessione e argomentazione sono via via migliorate con la pratica filosofica, ma l'ostacolo più grande resta la povertà di linguaggio: è necessario dedicarsi a un'attività di riflessione linguistica per aiutarli a trovare le parole giuste. Meglio evitare eccessive semplificazioni dei contenuti, e guidare piuttosto gli alunni nella comprensione anche di testi complessi. Infine, un appello corale da parte degli insegnanti: questo percorso deve diventare pluriennale o permanente, perchè si è dimostrato coinvolgente ed efficace. «Bisogna trovare una modalità per cui le competenze che gli studenti hanno acquisito in questo progetto possano essere restituite, raccontate agli altri - ha detto Elena Cappai, dell'USR Piemonte-. E serve anche un confronto tra i docenti: quelli che hanno raccolto questa sfida, di discipline diverse tra loro, dalle lettere alla cucina, potrebbero raccontare ai colleghi che non è stata un'esperienza inutile, anzi. Vorrei che fosse un'esperienza condivisa».

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