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Invalsi 2023, male italiano e matematica

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Invalsi 2023, male italiano e matematica
Getty Images

Il quadro fotografato dall’Invalsi sulla preparazione degli studenti italiani è un’emergenza da affrontare con politiche adeguate già dalla scuola primaria

Se fino a qualche anno fa l’allarme era per il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi in matematica, ora il problema riguarda anche l’italiano. Già in seconda elementare si registra il segno meno rispetto al 2021 e al 2019. Stiamo parlando dei dati Invalsi 2023 presentati questa mattina dal presidente Roberto Ricci alla presenza del ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara.

La scuola non cambia, anzi peggiora

Questa è la fotografia che emerge dalle rilevazioni nazionali che hanno coinvolto oltre 12 mila scuole, per un totale di oltre un milione di allievi della scuola primaria (classe II e V), circa 570 mila studenti della secondaria di primo grado (classe III) e oltre un milione di giovani della secondaria di secondo grado.

Ma vediamo grado per grado la situazione

Alla primaria, per la prima volta in tanti anni, in italiano, già in seconda, i risultati sono decisamente più bassi del 2021 e del 2019: solo circa il 69% (era il 72% nel 2022) raggiunge almeno il livello base, così in matematica dove circa il 64%(era il 70% nel 2022) arriva almeno al livello sufficiente. In quinta la situazione non cambia molto: i risultati del 2023 sono più bassi di quelli degli anni precedenti, compreso il 2022, in tutte le discipline, incluso l’inglese, sia lettura (reading) sia ascolto (listening). Non solo: a dieci anni si iniziano a registrare i divari territoriali. Al Sud e sulle isole, ad esempio, la percentuale di allievi che non raggiunge il prescritto A1 nella lingua straniera è doppia (reading) o più che doppia (listening) rispetto all’Italia settentrionale.
«Ciò significa – ha spiegato Ricci – che la scuola primaria nel Mezzogiorno fatica maggiormente a garantire uguali opportunità a tutti, con evidenti effetti negativi sui gradi scolastici successivi».

Alle medie non ci sono buone notizie

I risultati del 2023 confermano che si è fermato il calo in italiano e matematica riscontrato tra il 2019 e il 2021, ma purtroppo non si riscontra ancora un’inversione di tendenza. Unico dato positivo: gli esiti di inglese sono in miglioramento. È alla secondaria che la differenza tra Nord e Sud aumenta: in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna si riscontra un maggior numero di allievi con livelli di risultato molto bassi in italiano che si attesta attorno al 50% della popolazione scolastica, al 55-60% in matematica, al 35-40% in inglese - reading e al 55-60% in listening.

La situazione alle scuole superiori

Nemmeno alle superiori c’è un miglioramento. In tutte le aree del Paese i risultati di italiano e matematica del 2023 calano rispetto al 2022, in seconda e arrivati alla maturità i dati sono sostanzialmente stabili rispetto al 2022, ma lontani da quelli del 2019. Ma non basta. L’Invalsi, stamattina, ha denunciato anche la dispersione implicita: «È sempre più evidente – ha spiegato il presidente - che particolare attenzione va rivolta non solo agli studenti che abbandonano la scuola, ma anche a tutti coloro che terminano il ciclo di studi scolastico senza possedere le competenze di base necessarie. Quindi a forte rischio di limitate prospettive di inserimento nella società».

I numeri non lasciano spazio ai commenti

Nel 2019 la dispersione scolastica implicita si attestava al 7,5%, per salire al 9,8% nel 2021, probabilmente a causa di lunghi periodi di sospensione delle lezioni in presenza. Nel 2022 si era già osservata una leggera inversione di tendenza a livello nazionale, passando al 9,7%. Gli esiti del 2023 confermano un più rilevante calo della dispersione scolastica implicita che si attesta all’8,7%.

Alla presentazione ufficiale nella sala della Regina della Camera (questa mattina) è intervenuto il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara che ha voluto sottolineare come la rilevazione fotografi la spaccatura del Paese: «Noi abbiamo il dovere di ricomporre l’unità. Paradossalmente già alla primaria si evidenzia la divisione. È moralmente inaccettabile».

Il ministro ha fornito un ulteriore dato rilevante: «La percentuale di assenze nelle scuole del Sud è di quindici giorni in più rispetto agli studenti del Nord». Da qui l’intervento, tra gli altri, su 240 scuole del Sud inviando quattro cinque docenti in più e assicurando il tempo pieno in queste realtà. Non solo. Valditara ha accennato al progetto del Governo in Calabria e Sicilia: «Per il ponte sullo Stretto ci sarà bisogno di tecnici: dobbiamo realizzare scuole che serviranno a questo fine».

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