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Insegnanti e social network: quali regole seguire

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Insegnanti e social network: quali regole seguire
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Quasi tutti i docenti usano i social netwok, da Facebook a Whatsapp. Quali sono le regole da seguire? Una riflessione sul proprio ruolo e su come comportarsi

Accade sempre più spesso di leggere notizie nei media che hanno al centro storie di docenti che nei propri social (Facebook, Instagram, Whatsap, TikTok e YouTube) hanno postato o pubblicato qualcosa di sé o della propria esperienza scolastica che genera reazioni molto intense.

Che cosa può fare un docente nei social? Che cosa può raccontare di sé, della propria vita e del proprio lavoro? È possibile condividere “pezzi” di ciò che accade nella propria classe senza aver ottenuto la previa autorizzazione delle persone di cui si parla?

Non esiste un regolamento per tutto ciò. Non esiste per un docente, così come non esiste per nessuno di noi. Tutti noi sappiamo che nell’online ci sono azioni che possono essere connotate come reati – e in questo caso sarà l’intervento della polizia postale a gestire la cosa.

Ma poi ci sono tutte le altre azioni. Che ogni giorno ciascuno di noi compie nella rete. E la questione relativa a ciò che un docente fa e scrive online ha una notevole rilevanza. Lo sanno i colleghi della secondaria di primo e secondo grado: una delle prime cose che fanno gli studenti quando incontrano un nuovo professore è andare a verificare che cosa pubblica nei suoi profili social. Perché lo fanno? Fondamentalmente perché cercano di conoscere la persona che si nasconde dietro al docente. Implicitamente si aspettano che ciò che trovano in rete vada a confermare e validare la percezione che hanno all’interno della relazione di classe.

I docenti in ogni momento della loro vita sono “sotto osservazione”: rappresentano per chi cresce una figura adulta di riferimento. Da loro ci aspetta coerenza, integrità e adultità. Ecco perché vengono immediatamente additati se pubblicano post, messaggi o immagini che vanno “oltre le righe”. È una responsabilità molto grande e – al tempo stesso – è un limite che molti non vorrebbero vedersi cucito addosso.

“Quando sono in aula sono docente, ma quando sono fuori di lì, dentro la mia vita, ho diritto di essere e fare quello che voglio, come il resto del mondo”. In teoria questa frase non fa una “piega”. In pratica però ci sono professioni che impongono alla dimensione pubblica e a quella privata di rimanere in continuità, di non essere l’una in contrasto con l’altra. Ecco perché frasi e immagini ad alto impatto emotivo, dal contenuto sconveniente e sconcertante spesso comportano per un docente una serie di critiche e reazioni che – probabilmente – una persona che svolge un’altra professione, non vivrebbe sulla propria pelle.

Inoltre, c’è un’altra situazione che coinvolge i docenti nell’online che è quella che li vede condividere in rete fatti ed episodi vissuti all’interno della propria classe. Alcuni professori hanno un’intensa e pubblica attività “social” e proprio con i loro post stimolano – a livello pubblico – il dibattito sull’educazione, sulla crescita, sulla relazione “scuola-famiglia”. Spesso sulle loro pagine si trovano analisi, approfondimenti ed editoriali che raccontano – a volte in modo scanzonato e divertente, altre volte in modo complesso e approfondito – questioni educative e sfide che quotidianamente la scuola incontra nel relazionarsi con i propri studenti e le loro famiglie.

Di solito i docenti che hanno un profilo pubblico nei social sono molto amati e seguiti. La loro narrazione di ciò che avviene in classe è vissuta come una porta che si apre su fatti e dinamiche che chi non è in classe non sa, non vede e non vive. Diverso, invece è il caso di docenti che usano il proprio social per denunciare un fatto o un evento che – in modo inaspettato o estemporaneo – è successo nelle loro classi. In questo caso si tratta di post che denunciano un fatto che viene raccontato ai lettori del web. Questo genere di azioni nei social spesso viene bollato come inappropriato. Le famiglie si arrabbiano, gli studenti protagonisti di tali denunce si sentono esibiti in una gogna pubblica su fatti che invece vorrebbero veder affrontati in sede privata. Accade in questo caso una sorta di ribaltamento di una situazione cui la scuola ha dedicato grande attenzione e dato regole chiare agli studenti, avvertendoli che è vietato postare su un social qualsiasi immagine, video e/o audio presi nel corso di una lezione scolastica, magari a insaputa del docente interessato.

Docenti che "socializzano" materiali o immagini relative alla vita di classe diventano essi stessi trasgressori di quella regola che chiedono ai loro studenti di rispettare. Questo diventa perciò elemento che può aprire contenziosi, critiche e dibattiti come quelli seguenti al post di una docente che denunciava pubblicamente il proprio studente reo di aver copiato in rete il testo del tema consegnato come elaborato personale.

Chiaramente, ogni giorno tutto è così veloce, fluido e dinamico che non è facile “fissare” regole e un'etichetta che vale per tutti e per sempre. A scuola le situazioni sono molteplici, le sensibilità pure. Le regole probabilmente le stiamo scrivendo tutti, giorno dopo giorno, attraverso ciò che facciamo in rete. E soprattutto imparando dagli errori.

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