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Il gioco dell’accoglienza

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Il gioco dell’accoglienza
Getty Images

In questo gioco non si vince nulla. Anzi, ogni alunno attraverso una parola scelta approfondirà un argomento, senza fretta e sviluppando il piacere nei confronti dell'apprendere. Scopri come

L’ultimo giorno della prima settimana di scuola per i bambini di prima elementare può diventare un giorno molto speciale: con il gioco dell’accoglienza a ciascuno di loro viene consegnata una parola a cui dovranno dedicare tempo e studio nei cinque anni. In un’ottica multidisciplinare.

Il gioco è stato messo a punto dal filosofo dell’educazione Kieran Egan (il progetto si chiama Learning in depth - Lid, studiare in profondità), per superare un problema comune nelle scuole e cioè che gli alunni apprendono molti argomenti in modo superficiale e settoriale. In Italia la sperimentazione è iniziata nel primo circolo di Formigine (Modena), poi è stata avviata Bolzano, grazie al professore di didattica e storia della fisica Federico Corni, nominato responsabile del progetto in Italia.

Come funziona il gioco dell’accoglienza

Ogni bambino durante una cerimonia, alla presenza delle autorità e delle famiglie, sceglie casualmente una parola tra quelle individuate dagli insegnanti. Ad esempio, Sara ha scelto la parola mela. Alla sua compagna preferita è capitata la parola “uccelli”; al suo vicino di banco la parola “aria”. Ora tocca a loro cercare, senza usare Internet, tutto ciò che a che fare con la “parola”, coinvolgendo anche la famiglia.

Una settimana più tardi l’insegnante chiederà agli alunni quali sono stati i risultati della prima ricerca sul tema e quali suggerimenti sono arrivati dai genitori. Anche l’insegnante darà i suoi consigli. Per esempio, se la parola è “mela” la maestra potrebbe consigliare all’alunno di verificare la varietà di mele che può trovare al supermercato della zona e di cercare di capire quante varietà esistono al mondo.

L’insegnante potrebbe suggerire un secondo campo di indagine e cioè se sono state scritte storie e poesie sulle mele. Così l’alunno scoprirà Guglielmo Tell, Johnny Applessed, Isaac Newton, ecc.

Anno dopo anno la ricerca dell’alunno andrà in più direzioni, in base ai suoi personali interessi e ai suggerimenti degli insegnanti, della sua famiglia e di altre persone che ha incontrato.

Alla fine del ciclo scolastico l’alunno sarà diventato un esperto a 360° della parola assegnata in prima elementare.

“Noi dedichiamo un’ora alla settimana al progetto Lid - spiega la maestra Loretta Ferrari della scuola di Formigine -. I bambini ogni volta non vedono l’ora di comunicarci quello che hanno scoperto di nuovo. E i risultati si vedono già alla fine del primo anno”.

gioco dell'accoglienza

 

GIOCO E IMMAGINAZIONE 

Federico Corni, che segue il progetto fin dall’inizio, ha concluso: “Abbiamo osservato come il progetto Lid fornisce un modo di cooperare nell’apprendimento tra studenti grandi e piccoli; inoltre trasforma la scuola in un “centro competenza” o “centro di conoscenza” su diversi argomenti. È utile per gli studenti perché attiva l’immaginazione e le emozioni nell’apprendere; costruisce fiducia in se stessi e orgoglio rispetto al proprio sapere e sviluppa competenza a livello di capacità organizzativa e di ricerca”.

Inoltre, Corni ha avuto modo di verificare che il Lid incoraggia gli insegnanti a scoprire insieme ai bambini; elimina la pressione di voti e valutazione; permette di lavorare con ragazzi entusiasti e arricchisce il regolare insegnamento.

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