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Il Debate è emozionante e formativo

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Il Debate è emozionante e formativo
Daniele De Natale

Il Debate è emozionante e formativo, si impara che in un gruppo si è tutti inevitabilmente necessari. "Ci sono persone più o meno brave, però ognuno deve fare la sua parte per raggiungere un risultato" ha raccontato Daniele De Natale

“È stata secondo me una delle esperienze più formative ma anche più emozionanti nell'ambito dei cinque anni al liceo”. Non ha dubbi Daniele De Natale, più volte capitano nelle competizioni di Debate al Liceo Carducci di Milano.

Anzi, ora che si è iscritto alla facoltà di Storia alla Scuola Normale di Pisa, sogna di portare il Debate anche all'università. “La prima cosa che io e i miei compagni abbiamo imparato è sicuramente il team building, il lavoro di squadra.

Si impara che in un gruppo si è tutti inevitabilmente necessari. Ci sono persone più o meno brave nel Debate, è vero. Però ognuno deve fare la sua parte e se si riesce a raggiungere un risultato è per l'impegno di tutti. Non si può imputare a qualcuno la responsabilità della sconfitta né glorificarsi eccessivamente per una vittoria. È sempre un risultato di gruppo perché di gruppo è il lavoro”.

Un'altra competenza acquisita grazie al Debate, secondo Daniele, è la capacità di ricercare informazioni. “A volte la tesi che viene assegnata a prima vista sembra una tesi impossibile da sostenere ma si impara che non esistono tesi impossibili, solo tesi bene o male argomentate. Non è sofistica, ma è la capacità di saper portare argomentazioni che siano argomentazioni feconde. Non sillogismi, ma argomentazioni supportate sempre da un dato, da uno o più studi, da fonti attendibili possibilmente concordi.

Secondo me il Debate insegna proprio a contrastare la tendenza a dare risposte semplici a problemi complessi. Il lavoro di chi vuole prepararsi veramente a fondo è quello di scandagliare, di passare in rassegna l'universo mondo. Sta all'abilità degli studenti capire che cosa è affidabile e cosa non lo è, quanto credito dare a quella fonte e così via.

Un meccanismo a catena lungo e complicato però è l'unico modo che abbiamo per discriminare le argomentazioni solide dalla fuffa. In un'epoca di fake news il Debate è un antidoto. Si comprende anche che non esiste mai una risposta univoca a tutto. Spesso ci siamo ritrovati a concludere che la risposta migliore al quesito non fosse né una tesi né l'altra, né il pro né il contro, ma una mediazione tra le due”.

Altro insegnamento ricavato da questo esperienza, saper ascoltare. “È importantissimo, soprattutto nella fase del dibattito libero che poi è la fase più calda, il cuore della competizione. Solo se ho ascoltato quello che hanno detto i miei avversari posso rispondere sul merito.

Gli uditori critici poi sono quelli che lavorano nell'ombra ma in realtà sono la macchina da guerra di una squadra senza di loro non si andrebbe da nessuna parte perché sia prima che durante la gara hanno il compito di cercare di confutare le posizioni tenute dagli avversari e prevenire le confutazioni alle proprie argomentazioni.

Anche come giurati abbiamo sempre cercato di premiare i ragazzi che nell'impostazione di un discorso si lasciavano sempre una manciata di secondi per confutare quello che era stato detto prima di loro. Andare lì invece ripetendo solo la propria tesi e arroccandosi su di essa non rende il senso del dibattito”.

È un bene o un male che ci si trovi a sostenere tesi in cui non si crede affatto?

“È una delle cose sulle quali abbiamo riflettuto di più. Io credo proprio che sia un grande allenamento quello di mettersi nei panni altrui. Non si può avere solidità delle proprie idee se non si è provato per una volta a capire perché gli altri la pensano in un altro modo. Nel Debate scatta questo meccanismo per il quale anche la tesi dalla quale ti senti più distante diventa la tua. Quello che penso io lo metto da parte, faccio parlare invece il metodo che ho imparato.

Questo vale sempre quando uno si approccia in maniera scientifica a qualsiasi tema. Se ci si fa viziare dal nostro punto di vista si va a perdere perché non si difende la tesi in modo corretto. Dunque metto da parte quello che penso, faccio mia questa tesi e le posso assicurare che anche nel cercare di difendere tesi oggettivamente indifendibili la passione che ci abbiamo messo portando tutte le fonti possibili e immaginabili è stata grande”.

È divertente?

“È divertentissimo. Si vive un'altalenanza di sensazioni discordanti. Quando ci si trova di fronte a una tesi all'inizio si prova la curiosità, lo slancio a provare ad argomentarla. Poi subentra una dose di preoccupazione perché ci si rende conto che non è facile. C'è sempre un momento in cui si cede allo sconforto.

La sera prima della gara si cerca di farsi forza a vicenda e si va a dormire con una dose di speranza e una dose di rassegnazione. Il 75% del risultato di una gara dipende da quello che si è preparato prima ma il resto dipende dall'andamento della gara, dalla diretta. Lì impari cosa vuol dire governare la nave cercando di mantenere la rotta che preferisci tu.

Questo crea una forte emozione. Cè un alto senso competitivo però sano. Si esce da queste gare sinceramente stravolti, fisicamente oltre che mentalmente, ma è quella stanchezza che ti rende felice, al di là del fatto che tu abbia vinto o perso. Ci sono stati anche ragazzi che non hanno retto all'emozione di parlare in pubblico.

Nell'ultima finale che abbiamo disputato la nostra avversaria ha avuto un crollo. L'applauso è partito spontaneo ma il docente non l'ha fatta sedere. Ha cercato di calmarla ma comunque di farle portare a casa quel discorso. Io penso che a quella ragazza questa esperienza che magari le può essere sembrata traumatica, in realtà sia stata di aiuto per superare quell'ansia che l'aveva bloccata”.

Consigli per vincere?

“È importante tenere presente sempre un'apertura e una chiusura, per non perdersi nei meandri del discorso come diceva Giulio Andreotti. Il discorso di chiusura del capitano non deve essere mai preparato interamente a casa. Solo l'inizio e la fine, come le dicevo. Ma il discorso si costruisce durante la gara, andando a rilevare i punti che non sono ancora stati perfettamente confutati durante il dibattito.

Attenzione alle fallacie: saperle riconoscere porta punti. Le più comuni sono le generalizzazioni improprie, noi avevamo un plico imponente di possibili fallacie che consultavamo freneticamente. Ovviamente mai ripetersi e attenzione alla prossemica. Si tende a premiare chi più di tutti riesce in qualche modo a catturare l'attenzione. Non basta certamente, ci posso essere ottimi retori con pessime argomentazioni, però andare con i fogli davanti, leggere quello che si è scritto, fa perdere la concentrazione e svilisce un discorso che magari era calibrato bene. Infine, attenzione ai tempi perchè sono stretti. Bisogna saper essere sintetici ma al tempo stesso esaustivi”.

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