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Idee di lezione: “Per una manciata di gamberetti”

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Idee di lezione: “Per una manciata di gamberetti”
Paschetto

Alimentazione e riscaldamento globale sono i temi portanti di una lezione alternativa che si svolge direttamente nei supermercati per indagare la provenienza degli cibi che portiamo sulla nostra tavola

Il compito a casa era stato accolto con favore dai miei studenti perché si trattava di qualcosa di importante per il pianeta. Non era roba da fare sui quaderni, o comunque non soltanto, ma andando in giro per i supermercati come veri attivisti ambientali. Ci si sentiva insomma più vicini alla giovanissima eroina dell’anno: Greta Thunberg. Bisognava scoprire la provenienza dei gamberetti venduti in città.

LA PREMESSA

Per comprendere il senso di quella consegna, occorre fare un passo indietro e tornare al nostro progetto per salvare l'isola di Budelli. In quell'occasione avevamo conosciuto il biologo Egidio Trainito e, per suo tramite, Sara Michieletto, raffinata violinista ecologista della Fenice di Venezia. Sara portava in giro per il mondo la sua performance “Emotion for Change” per sensibilizzare le persone, attraverso le emozioni della musica, sugli effetti del riscaldamento globale. Così si era presentata l’occasione per organizzare un paio di eventi con i nostri alunni, uno a Mosso e un’altro nella splendida cornice di Villa Piazzo a Pettinengo. Sara aveva conosciuto casualmente a Giakarta Michela, la mamma di una nostra alunna che aveva vissuto qualche anno in Indonesia, e l’amica comune di entrambe era la naturalista e fotografa di fama mondiale Elisabetta Zavoli. Da questo triangolo virtuoso al femminile avrebbe preso il via per noi l’avventura tra gamberetti, mangrovie e riscaldamento globale.

Sara, Elisabetta e Michela avevano conosciuto in Indonesia uno dei volti peggiori del degrado ambientale mondiale, tra montagne di spazzatura in cui vivevano masse di disperati, fiumi coperti di plastica, fino al disastro delle vasche per l’allevamento dei gamberetti. Ed era stato proprio quest’ultimo problema a spingerci ad andare a una conferenza di Elisabetta Zavoli a Verona. Una veloce visita al bel centro della città scaligera ma il nostro obiettivo era capirne di più sul problema dei gamberetti asiatici.

IL PROGETTO

I miei alunni erano usciti dalla conferenza con molte informazioni utili e soprattutto con un programma d’azione che già era stato abbozzato lungo la via del ritorno, in un’assemblea di classe improvvisata nei sottopassi della stazione centrale di Milano attendendo il regionale per Biella. Avevamo appreso che le multinazionali in Indonesia come in altri Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano oppure nella fascia tropicale dell’Oceano Pacifico, stanno distruggendo sistematicamente le foreste costiere di mangrovie per far posto alle redditizie vasche per l’allevamento dei gamberetti da esportare nei Paesi ricchi. Quello delle mangrovie è un ecosistema delicatissimo e minacciato. Le mangrovie assorbono cinque volte più CO2 delle altre foreste e questo grazie ad un meccanismo naturale che immagazzina il carbonio nelle radici e negli strati del suolo sotto il livello dell’acqua. Lì il carbonio rimane intrappolato, ma solo fino a quando non intervengono gli escavatori che, dopo il taglio delle mangrovie, rimescolano il terreno per realizzare poi le vasche in cemento per i gamberi. A quel punto enormi quantità di carbonio si liberano pronte ad ossidarsi in atmosfera producendo CO2 e incrementando il riscaldamento globale.

Un tempo i gamberetti erano un genere alimentare di lusso mentre ora, a causa degli allevamenti intensivi, il prezzo è calato provocando impennate di consumo negli USA, in Giappone e in Europa. Mangiando gamberetti che arrivano da tali allevamenti si incrementa quindi l’effetto serra senza rendersene conto. Mentre si esce da un supermercato con una bella confezione di gamberetti indonesiani o dell’Ecuador, un pezzo di banchisa antartica finisce in mare. Un’ulteriore conferma del subdolo effetto farfalla.

ESSERE CONSUMATORI CONSAPEVOLI

I nostri alunni si sono resi conto che modificando le abitudini alimentari si poteva invertire la rotta, anche perché sembra che il 38% del riscaldamento globale sia causato proprio da stili alimentari clima-alteranti.

La task force della II C era quindi entrata in azione: una conferenza organizzata da loro stessi per gli alunni delle scuole superiori replicando quella di Verona cui avevano preso parte; una seconda conferenza pubblica a Biella organizzata insieme a Legambiente cui aveva preso parte proprio Elisabetta Zavoli; e poi volantini, sensibilizzazione, articoli sui giornali. Il passo successivo era stato, come si diceva all’inizio, andare nei supermercati per un censimento sulla provenienza dei gamberetti e poi contattare direttamente i responsabili dei centri commerciali per chiedere loro un cambio di rotta. Se chi vende rifiuta i gamberetti provenienti da allevamenti intensivi realizzati a spese delle mangrovie e chi acquista evita comunque tali prodotti, il gioco è fatto, o perlomeno il cambiamento è avviato, per passare dalle parole ai fatti.

L'allevamento dei gamberetti è soltanto un aspetto di un problema ben più grande ma ha il grosso vantaggio di offrire concrete prospettive di cambiamento alla portata di tutti rendendo consapevoli del grande potere in mano ai cittadini come consumatori e anche agli studenti come divulgatori di messaggi per nuovi stili di vita.

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