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Idee di lezione: come scrivere un romanzo giallo

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Idee di lezione: come scrivere un romanzo giallo

Costruire trame di intrighi, indagini e misteri può rappresentare un affascinante esercizio di scrittura e creatività. Lo scrittore "noir" Piergiorgio Pulixi ci spiega qualche trucco per realizzare un perfetto romanzo giallo

In questi giorni sto avendo il piacere e il privilegio di visitare tante scuole italiane e incontrare tantissimi alunni delle scuole primarie e secondarie per parlare del mio ultimo romanzo per ragazzi (Il mistero dei bambini d'ombra, Rizzoli; n.d.r.). In realtà la promozione del libro è una scusa per parlare con i ragazzi, per studiare il loro rapporto con la lettura e cercare di capire cosa per loro fa la differenza tra una bella storia che li cattura e li trascina in un’avventura entusiasmante ed emozionante, rispetto ad altre storie che invece li lasciano indifferenti.

Ciò che più mi ha colpito, “interrogandoli”, è che il genere giallo (o sarebbe meglio definirlo nell’accezione anglosassone più corretta “mistery novel”) è uno dei generi più popolari e amati. Ed è strano che generazioni così giovani siano attratte da storie di crimini e misteri. O forse invece non lo è, e si tratta semplicemente di una spia dei tempi in cui stiamo vivendo, in cui mai come oggi c’è un gran bisogno di verità. E la “verità” è uno degli elementi caratterizzanti di questo genere letterario.

Una delle richieste più comuni in questo mio peregrinare per le scuole, sia dai ragazzi che dagli insegnanti, è capire come si può scrivere una storia gialla. «C’è una struttura che si deve rispettare? Ci sono delle regole che non bisogna infrangere?» sono alcune delle domande che mi sono sentito porre più spesso. Così, ho pensato di proporvi qualche suggerimento per spiegare ai ragazzi come viene costruito un “giallo”.

Struttura del giallo:

  • Crimine (rottura di un equilibrio);
  • L’investigatore entra in scena;
  • Indagine;
  • False piste (manipolazione e dissimulazione);
  • Soluzione;
  • Disvelamento della verità;
  • Smascheramento del colpevole che viene affidato alla giustizia;
  • Ripristino dell’equilibrio iniziale.

COME SCRIVERE UN ROMANZO GIALLO

Come iniziare?
Il giallo quasi sempre si apre con una scoperta di un crimine o di un delitto. Può essere un furto, un sequestro, una rapina o – nei casi più drammatici – un omicidio. A prescindere dal crimine che si sceglie di raccontare, dobbiamo immaginare il delitto come un agente del caos che rompe un equilibrio personale e sociale: lo status quo, prima del crimine, è rappresentato dall’ordine sociale ed è parte pregnante dell’ambientazione e del contesto del romanzo, che va ben raccontato e descritto per far immaginare al lettore qual è il mondo narrativo della storia che vogliamo raccontargli. Il delitto rompe questo equilibrio e a quel punto entra in scena…

L’investigatore/i
L’investigatore o gli investigatori. Solitamente sono i protagonisti della storia. Possono essere investigatori legati alle istituzioni (poliziotti, magistrati, carabinieri, finanzieri, etc.) o del tutto esterni: investigatori privati o detective dilettanti o addirittura improvvisati, costretti a indagare da circostanze esterne. L’importante è che siano mossi dalla missione di ripristinare l’equilibrio rotto dal delitto. Nel suo farsi portatore di un ordine razionale – attraverso il quale l’investigatore ricompone il disordine caotico scatenato dal delitto – il detective sfrutta tutte le armi a sua disposizione (a partire da logica, intuito e deduzione) per arrivare al colpevole.
Per far sì che il detective entri subito nelle grazie del lettore, si è soliti dargli qualche tratto non comune, che lo renda “eccezionale” in qualche ambito. Questa caratteristica fuori dal comune lo renderà più “memorabile” agli occhi dei lettori. La caratterizzazione del protagonista è anche una delle parti del processo creativo che i ragazzi amano di più, perché cercare dei tratti bizzarri da dare al detective li diverte e li fa sorridere.

La vittima
La vittima va descritta nella sua vita e nelle sue abitudini precedenti al crimine, cercando di far empatizzare il più possibile il lettore con lei/lui. Il modo migliore per creare empatia è raccontare la quotidianità della vittima: mostrare i suoi affetti, i suoi piccoli rituali quotidiani che, verosimilmente, non saranno poi così distanti dai nostri. Questo ce la farà sentire più vicina, e scatenerà in noi un desiderio di veder punito il colpevole.

Colpevole
Il colpevole dovrebbe sempre essere l’ultima persona che avremmo immaginato essere coinvolta nel delitto. I piccoli lettori (come i grandi) amano essere sorpresi: adorano i colpi di scena ed essere presi in contropiede. Il colpevole, però, deve anche essere credibile: per questo bisogna trovare una motivazione verosimile che l’ha spinto a commettere un delitto. I moventi più comuni sono: fame, denaro, odio, invidia, amore, riscatto sociale, paura, desiderio di potere e onnipotenza. E mi raccomando di ricordare ai vostri ragazzi che: l’assassino non è mai il maggiordomo, poveretto!

La triade risolutiva
Anche i veri investigatori nella realtà si affidano alla “triade risolutiva” formata da tre elementi: movente, mezzo e opportunità. Per arrivare al colpevole – ed essere certi che sia stato lui/lei a commettere il delitto – bisogna verificare che ci sia un movente (una motivazione verosimile che l’ha portato a compiere il crimine), un mezzo (il “corpo del reato” o “arma del delitto”), e l’opportunità (doveva trovarsi in prossimità della vittima e non avere un alibi che lo collochi – a livello spazio-temporale – in un altro luogo nel momento in cui il delitto è stato commesso). È su questi 3 elementi che l’investigatore deve improntare la sua investigazione. Una volta che riesce a legare con un filo logico questa triade, il colpevole non avrà scampo.

Il gioco delle tre carte
Delle tante regole che si possono infrangere nella scrittura di un romanzo giallo, una che bisogna a tutti i costi onorare è quella dei “3 sospetti”. In una storia ci devono essere almeno tre sospetti del delitto: tra questi tre sospetti si cela il nostro colpevole. Tutti i sospetti devono avere una solida e plausibile motivazione per aver compiuto il delitto, ma solo il colpevole risponderà di tutti i requisiti incontrovertibili di colpevolezza: movente, mezzo e opportunità.

Consigli per strutturare un giallo
Nel genere poliziesco, thriller, giallo e noir, e più in generale in tutti quei romanzi che vertono attorno a un delitto o a un mistero, bisogna evitare a tutti i costi di scrivere una trama inverosimile nella sua risoluzione o che presenti i cosiddetti “buchi di trama”, quelle parti in cui il patto con il lettore sulla “sospensione dell’incredulità” viene meno perché l’autore è stato impreciso, troppo vago, ha “barato” con il lettore e così via. È come se stessimo assistendo a uno spettacolo di magia e il mago si lasciasse sfuggire il trucco, rendendolo visibile a tutti: a quel punto la magia si estingue così come il nostro senso dello stupore. Per evitare queste cadute di stile, il metodo migliore per scrivere un romanzo poliziesco è lo stesso che adottava Agatha Christie, la regina del giallo: ovvero, partire dal finale e andare a ritroso fino all’inizio della storia. Quindi, per prima cosa, bisogna identificare la vittima e il colpevole: capire perché è stata uccisa/rapita/derubata etc., come il colpevole ha messo in atto il crimine, quando, dove, e qual è l’alibi che si è creata/o. A quel punto bisogna ideare le false piste che il colpevole ha macchinato per sviare i sospetti dalla sua persona.
Il prossimo passo è identificare altri sospetti su cui adombrare dubbi e sospetti. Una volta identificati i falsi colpevoli, il lavoro mancante è molto semplice: dobbiamo capire chi è il nostro protagonista e perché viene scelto per indagare su questo crimine (bisogna anche tenere conto che i lettori amano soprattutto quegli investigatori che hanno una motivazione personale nella risoluzione del crimine).
Scrivere un giallo, quindi, significa immaginare il finale, e poi procedere al contrario, passo dopo passo, fino all’incipit della storia.

Giustizia è fatta
Uno dei segreti del successo del genere poliziesco è il suo essere “consolatorio”: un giallo si chiude sempre con la scoperta del colpevole e con la sua “condanna sociale”: il colpevole è costretto a confessare e viene affidato alla giustizia. Questo lascia un senso di speranza nel lettore, perché è come se lo scrittore dicesse: «Attraverso la logica, la razionalità e la perseveranza del detective, il criminale viene scoperto e condannato. Quindi il male non paga. Anzi. Chi compie il male viene scoperto e punito.» Questo instilla nel lettore quasi una sorta di catarsi sociale: tiriamo un sospiro di sollievo perché il criminale non è riuscito a farla franca e pagherà per le sue colpe.

Sfida al lettore
Il piacere letterario del giallo deriva proprio dalla sua “sfida al lettore”: il lettore, avendo gli stessi elementi che possiede l’investigatore di carta, ha la possibilità di arrivare alla verità e formulare ipotesi; se fosse abbastanza intuitivo e razionale, potrebbe arrivare alla soluzione. È per questo che lo scrittore deve essere bravo a usare la manipolazione e la dissimulazione, mandandolo fuori strada.

Spero che queste indicazioni vi siano state utili. Si dice spesso che il giallo, avendo una gabbia narrativa abbastanza rigida, possa essere un ostacolo per l’immaginazione e per il reperimento di soluzioni originali: in realtà mi sono accorto lavorando con i ragazzi che questa apparente “rigidità” e “staticità” della struttura letteraria amplifica a dismisura l’estro e la creatività dei ragazzi, che spesso s’inventano soluzioni davvero brillanti. Sono certo che vi divertirete a seguire e a correggere i loro ragionamenti.

Buon lavoro e buon divertimento!
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