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Gli intervalli aiutano l’apprendimento

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Gli intervalli aiutano l’apprendimento
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Gli intervalli aiutano l'apprendimento: lo conferma una ricerca americana che ha osservato il funzionamento del cervello durante la ricreazione.

Gli intervalli aiutano l'apprendimento, non sono solo un momento di relax, ma negli ultimi due anni questi momenti di pausa tra le lezioni sono messi a dura prova dalle regole anti Covid: i ragazzi devono rimanere seduti a consumare la merenda e devono rispettare le distanze di sicurezza. Non hanno la possibilità di muoversi se non per recarsi ai servizi e di comunicare con i compagni come avveniva prima.

La ricreazione è un diritto dei ragazzi e delle ragazze

Covid a parte, spesso l'intervallo viene  gestito come momento di recupero per alcuni ragazzi rimasti indietro con il programma, oppure viene negato per punire la classe quando prende, per esempio, una nota sul registro per aver chiacchierato durante le ore di lezione.

D'altro canto, le Nazioni Unite (Onu), nella Convenzione sui diritti dell'infanzia, hanno inserito il giocare e muoversi all'aria aperta come diritto fondamentale di ogni bambino e di ogni bambina.

Gli intervalli aiutano l'apprendimento? Le prove scientifiche

Una nuova ricerca americana (The Crucial Role of Recess in Schools, pubblicata su The Journal of school health) conferma anche a livello scientifico l'importanza della ricreazione. L'equipe di studiosi ha analizzato gli effetti che giocare e muoversi all'aria aperta producono sul cervello degli alunni durante l'orario scolastico.

I risultato della ricerca hanno rilevato come l'attività fisica e la comunicazione che si svolgono durante l'intervallo aiutino il cervello dei bambini a funzionare correttamente abbassando i loro livelli di stress. Una volta in classe, consentono, quindi, la ripresa dell'attenzione sui contenuti da apprendere.

Le funzioni cerebrali

La funzione cerebrale di una persona riposata e tranquilla è in gran parte governata dalla corteccia prefrontale, che gestisce le " funzioni esecutive " e la capacità di regolare il comportamento e le emozioni. Una persona riposata è in grado di seguire le istruzioni, utilizzare indizi per risolvere problemi, prestare attenzione e apprendere nuove informazioni.

La funzione cerebrale di una persona stanca e stressata viene regolata invece in aree del cervello che gestiscono comportamenti  istintivi, provocando l'interruzione delle funzioni esecutive, distrazione e iperattività. Tutti questi elementi possono abbassare  la capacità di apprendimento della persona.

Una condizione di stress a lungo andare può anche rovinare la motivazione allo studio perché blocca il rilascio di dopamina, la sostanza chimica del cervello che provoca un senso di piacere e soddisfazione anche durante l'apprendimento. Le difficoltà di apprendimento dovute allo stress possono portare ulteriore stress, attivando le regioni cerebrali  "istintive" che danneggeranno quindi ulteriormente la capacità di apprendere.

Il corpo si muove, la mente si ricrea

Lo studio conferma quello che è il termine stesso, ricreazione, a spiegare: l'intervallo ricrea, ristabilisce il livello di apprendimento e concentrazione delle persone anche grazie al movimento del corpo. Quando si muovono e giocano all'aperto, i ragazzi, corrono avanti e indietro, per esempio seguendo il pallone, si muovono in circolo chiacchierando o mangiando, saltano: questi movimenti ripetitivi  aiutano il cervello a rigenerarsi, o resettarsi, come diremmo oggi, azzerare il livello di stress e affaticamento e poter ricominciare a lavorare o studiare, o seguire una lezione.

E la legge cosa dice?

La nota ministeriale 105/75 dell'art.17 lettera F dando indicazioni disciplinari sull'intervallo precisa che la sua durata deve essere di almeno dieci minuti. Sta poi ai regolamenti di ogni Istituto scolastico definire le regole anche su questo tema.

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