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Educazione ai media, come salvare gli studenti dagli algoritmi dell’ignoranza

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Educazione ai media, come salvare gli studenti dagli algoritmi dell’ignoranza
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Come insegnare a “leggere” correttamente sul web? Ovvero a distinguere i contenuti attendibili e dotati di un certo fondamento dalle notizie completamente inventate? Che sia importante e urgente farlo, lo dimostra la cronaca e lo percepiscono i docenti ogni giorno in classe, confrontandosi con i loro alunni.

Per alfabetizzare gli studenti e renderli “letterati” non basta insegnare grammatica e sintassi, né guidarli alla comprensione autonoma e critica di un testo, e neppure portarli finalmente alla produzione di un proprio contenuto. Nell'era del web queste competenze (alfabetiche, critiche ed espressive) vanno rielaborate e adattate anche ai messaggi che i ragazzi ricevono e inviano tramite la Rete. La Commissione Europea definisce la Media Literacy, che potremmo tradurre come educazione ai media (o alfabetizzazione mediale), come "la capacità di accedere ai media, di comprendere e valutare criticamente i diversi aspetti dei media a cominciare dai loro contenuti, di creare comunicazione in una varietà di contesti”. La Media Literacy riguarda naturalmente tutti i mezzi di comunicazione, ma è chiaro che soprattutto Internet e le nuove tecnologie digitali sono al centro dell'attenzione.

Ma come insegnare a “leggere” correttamente sul web? Ovvero a distinguere i contenuti attendibili e dotati di un certo fondamento dalle notizie completamente inventate? Che sia importante e urgente farlo, lo dimostra la cronaca e lo percepiscono i docenti ogni giorno in classe, confrontandosi con i loro alunni. Ma come farlo, beh, questo non è così semplice. E non solo perché ancora non è chiaro se sia preferibile trattare l'argomento come una materia a sé stante, oppure spalmarlo in maniera trasversale nelle lezioni di ogni disciplina. Il punto vero è che non esiste un metodo la cui efficacia sia stata provata per insegnare queste cose ai ragazzi e, dal punto di vista contenutistico, la “nuova materia” è estremamente complessa, sfuggente, sfaccettata.

I bambini e i ragazzi sono il target perfetto delle fake news

Lo dimostrano i recenti studi raccolti da Scientific American in un lungo articolo che approfondisce la questione. Secondo la più antica rivista scientifica statunitense, sia la cattiva informazione (che include errori in buona fede) sia la disinformazione (che contiene invece l'intenzione di fuorviare) hanno avuto un crescente impatto sugli studenti negli ultimi 10-20 anni. I bambini sono un obiettivo perfetto delle fake news. I 14 anni sono l'età in cui spesso i ragazzini cominciano a credere in teorie complottistiche prive di fondamento, secondo uno studio pubblicato nel settembre 2021 dal British Journal of Developmental Psychology. Molti teenager, inoltre, hanno problemi nel valutare la credibilità delle informazioni online. Nel 2016 uno studio condotto da ricercatori della Stanford University ha scoperto che più dell'80% degli studenti delle medie credevano che un contenuto etichettato come messaggio promozionale fosse effettivamente un articolo giornalistico. E meno del 20% degli studenti delle superiori metteva seriamente in discussione affermazioni false lette sui social media.

Le campagne di disinformazione spesso mirano direttamente ai giovani, indirizzandoli verso contenuti falsi. Nel 2018 un'inchiesta del Wall Street Journal ha scoperto che l'algoritmo di YouTube utilizzato per i suggerimenti personalizzati sui prossimi video da guardare è distorto in modo da suggerire video che sono più estremi e inverosimili di quello inizialmente scelto dall'utente. Ad esempio, quando i ricercatori hanno cliccato un video sull'eclissi lunare, l'algoritmo ha suggerito loro di guardare anche un video che sosteneva che la Terra è piatta! YouTube è uno dei social media più popolari tra gli adolescenti. Zeynep Tukekci, un professore dell'Università del North Carolina che ha studiato a lungo l'algoritmo di YouTube, ha concluso che si tratta di “uno degli strumenti più potenti di radicalizzazione del 21mo secolo”.

Educazione ai media nelle scuole: come valutare le informazioni

Lo strumento che le scuole possono utilizzare per affrontare questo problema si chiama Media Literary Education: educazione ai media, da non confondere con l'educazione con i media che utilizza ad esempio le nuove tecnologie come ausilio per fare lezione. L'idea qui invece è di insegnare ai bambini a valutare le informazioni raccolte sul web, a  considerare in modo critico i messaggi che ricevono e a riconoscere le falsità mascherate da verità. Tuttavia, secondo Scientific American, pochi bambini statunitensi stanno ricevendo questo genere di educazione. Inoltre, c'è un profondo disaccordo in merito a cosa esattamente i docenti dovrebbero insegnare. Soprattutto, mancano dati che possano chiarire quale sia il modo migliore di insegnare agli studenti a distinguere i fatti dalle finzioni. Non sono stati fatti studi comparativi tra i diversi metodi e, proprio come nel caso nelle notizie online, non sappiamo di chi fidarci.

Alcuni docenti insegnano agli studenti a valutare la qualità dell'informazione spiegando loro come lavora il giornalismo responsabile. I ragazzi studiano come i giornalisti cercano le notizie, come distinguono tra differenti fonti di informazione, come valutano le testimonianze e i riscontri alla base dei loro articoli. L'obiettivo è quello di trasformare gli studenti in “consumatori consapevoli di informazione”, in grado di distinguere tra le informazioni grezze e non mediate che scorrono su Internet e il giornalismo indipendente e verificato. Alcuni studiosi però obiettano che  questo tipo di insegnamento si limita a glorificare il giornalismo, ignorando i suoi molti problemi e facendo molto poco per instillare il pensiero critico negli studenti. Altri approcci insegnano agli studenti a valutare la credibilità delle informazioni determinando quali siano gli scopi e le motivazioni delle fonti di quelle informazioni. Ovvero, spingono gli studenti a chiedersi: chi ha creato quel contenuto e perché? E cosa dicono altre fonti?

Infine alcuni ricercatori mettono in dubbio l'efficacia della Media Literacy a lungo termine: una volta che abbiamo insegnato agli studenti a valutare i diversi siti web possiamo sperare che immagazzineranno queste abilità per utilizzarle in futuro? Come possiamo essere certi che questi metodi  di alfabetizzazione mediatica riusciranno a suscitare negli studenti lo scetticismo nei confronti delle teorie cospiratorie ad esempio, o delle campagne di disinformazione? E queste lezioni serviranno a innalzare il senso civico degli studenti e a trasformarli in cittadini pienamente consapevoli? Alcune ricerche suggeriscono che gli approcci di Media Literacy potrebbero effettivamente portare questi ampi benefici. In uno studio del 2017 condotto su 397 adulti, è stato confermato che le persone più “media-letterate” hanno una minore tendenza a dare credito alle teorie cospirative.

Come guidare gli studenti verso la consapevolezza e l'impegno

Tuttavia, gli esperti avvertono che determinare se una notizia sia falsa oppure no è soltanto il primo passaggio. Gli studenti dovrebbero anche essere portati a riflettere sul perché quella notizia sia stata data in quel particolare modo e non in un altro, e sul motivo per il quale alcune storie vengono raccontate sui media e altre no, e su come l'informazione arrivi al consumatore finale. Attenzione, però! Spingere gli studenti a trattare in modo scettico ogni informazione può avere anche pesanti risvolti negativi. Alcuni approcci di Media Literacy non soltanto non funzionano, secondo i ricercatori, ma possono essere controproducenti incrementando il cinismo degli studenti o esacerbando le incomprensioni in merito al funzionamento dei media. È molto facile per gli studenti passare da un sano pensiero critico a un insano scetticismo e all'idea che tutti mentano sempre. Per evitare questi problemi, sostiene Science American, meglio aiutare gli studenti a sviluppare schemi mentali che li mettano a loro agio con l'incertezza.

Secondo gli psicologi educativi, infatti, gli studenti attraversano diverse fasi nell'apprendimento. All'inizio i bambini sono manichei, pensano che ci siano risposte giuste e risposte sbagliate. Poi si trasformano in relativisti, comprendendo che la conoscenza può essere contestualizzata. Questa fase tuttavia può essere pericolosa, perché i ragazzi potrebbero arrivare a pensare che non esiste alcuna  verità. Tra l'altro, quando i giovani arrivano a giudicare che è tutto un imbroglio, pensano anche che sia inutile impegnarsi. Invece che portare i giovani all'apatia, lo scopo è di guidarli verso la consapevolezza e l'impegno.

Le scuole hanno ancora molta strada da fare per raggiungere questo obiettivo. Secondo Scientific American è necessario innanzitutto espandere questi programmi in modo da raggiungere tutti, specialmente i bambini delle scuole disagiate. Inoltre, abbiamo disperatamente bisogno di formazione professionale e supporto agli educatori perché non sono esperti del settore e si tratta della più complessa, densa e ampia trasformazione nella storia dell'umanità. Stiamo affrontando cambiamenti radicali nel modo in cui riceviamo, processiamo e condividiamo le informazioni. Siamo nel mezzo della più profonda rivoluzione degli ultimi 500 anni.

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