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“Con i bambini”: una scuola migliore per uscire dal ghetto

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“Con i bambini”: una scuola migliore per uscire dal ghetto
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La società senza scopo di lucro finanzia progetti e sperimentazioni per iniziative in grado di fare scuola di qualità anche nei contesti sociali più complicati

La sfida che proponiamo è difficile e richiede coraggio e immaginazione: Con i Bambini vuole contribuire a invertire una rotta che divide la società e mina la coesione sociale fin dalle prime età della vita. Vogliamo sperimentare vie per uscire dal ghetto, per invertire la tendenza che porta troppi nostri istituti alla segregazione scolastica, ovvero la concentrazione di alunni appartenenti a gruppi sociali svantaggiati o con vissuti migratori e la fuga delle famiglie più protette verso scuole percepite come più attraenti. Dobbiamo rafforzare nei fatti il comma II dell’articolo 3 della nostra Costituzione, che stabilisce il principio di eguaglianza sostanziale, in base al quale la Repubblica deve intervenire per “rimuovere gli ostacoli economici e sociali che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Questo è l'obiettivo anche del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nato nel 2016 da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, con il Governo e il Terzo Settore. Con i Bambini è, per così dire, il braccio operativo del Fondo: abbiamo pubblicato sul nostro sito web (conibambini.org) un nuovo bando, “Vicini di scuola”, proprio per contrastare i fenomeni di segregazione scolastica. Il bando, che scade il 29 aprile 2022, mette a disposizione un totale di 10 milioni di euro.

ORA DI SVOLTARE

L'obiettivo è alto: noi non vogliamo ridurre i danni. Non vogliamo sperimentare modelli atti a migliorare un pochino una scuola ghettizzata per aiutare i ragazzini che sono in una situazione purtroppo di fragilità. Noi vogliamo avviare invece esperienze che ambiscano a fare un'inversione a U. Pensiamo che ciò sia possibile. Infatti un certo numero di scuole considerate dalle famiglie più protette un posto dove NON mandare i propri figli sono riuscite a diventare invece scuole attraenti per tutti!

Noi finanziamo un rafforzamento di questa prospettiva. Certamente questo non può accadere in un minuto e neppure in un solo anno, è un processo graduale ma si può fare. E per farlo occorre puntare in alto, puntare all'eccellenza. Quella scuola che prima era un ghetto, grazie a un clima comunitario e motivante, a un'offerta formativa rigorosa, ricca e variegata, e anche grazie a un lavoro gomito a gomito sulle competenze disciplinari, può ottenere un miglioramento netto dei risultati negli apprendimenti. Può arrivare a garantire un'istruzione di qualità offrendo contemporaneamente un valore aggiunto prezioso: la ricchezza della diversità sociale e culturale che, in fondo, è la condizione universale per chi oggi cresce nel “mondo globalizzato”. E allora la famiglia più protetta può iniziare a considerare seriamente di mandare lì il proprio figlio: non solo perché impara a stare nel mondo, nella diversità, ma perché studia meglio, impara di più e sta meglio nella crescita olisticamente intesa.

PROGETTI A LUNGO TERMINE

Abbiamo allocato queste risorse per poter fare sperimentazioni di qualità che vedranno lavorare insieme le agenzie educative del terzo settore con le scuole che accolgono la sfida. E abbiamo contestualmente lanciato, come sempre, una call pubblica per reclutare i valutatori che saranno esterni ai nostri uffici e selezioneranno i progetti vincitori.

Naturalmente ci sono dei paletti. Noi non finanziamo progetti spot per un anno, le sperimentazioni devono avere una durata di tre o quattro anni. Prevediamo obbligatoriamente (come per ogni nostro bando) anche la valutazione di impatto come avviene in tutte le sperimentazione serie. Sarà importante sviluppare iniziative che prevedano l’integrazione di tutte le dimensioni funzionali a favorire l’inclusione scolastica e sociale (metodologia didattica finalizzata sia a motivazione che a rigoroso apprendimento curriculare, approccio interculturale, lavoro di rete, collaborazione tra scuole, relazione con le famiglie), e ampliare l’offerta educativa nell’ottica di garantire pari opportunità di apprendimento di qualità in tutte le discipline, prestando anche attenzione ulteriore ai bisogni educativi speciali. Fondamentale è prevedere anche un'alleanza forte con il terzo settore, cioè fuori dalla scuola, e magari trovare un altro istituto nel proprio territorio con cui fare rete. Il fulcro del bando è l'alleanza forte tra scuole e terzo settore.

INDICARE LA STRADA

Naturalmente con i soldi che abbiamo NON sostituiamo le politiche pubbliche. Piuttosto creiamo prototipi dai quali imparare per lanciare una campagna di contrasto della segregazione scolastica e dei divari territoriali. L'obiettivo finale è quello di arrivare a definire un modello da proporre al Ministero dell'Istruzione, partendo da queste sperimentazioni e dai casi virtuosi che già ci sono sparsi sul territorio nazionale. Insomma, vogliamo dimostrare che uscire dal ghetto non è un'idea balzana: si può fare, è già stato fatto. Vogliamo mostrare con i fatti come riuscirci. Una svolta di questo tipo avrà, poi, bisogno di continuità: nei docenti, nella dirigenza scolastica, negli approcci, nella comunità educante più largamente intesa. Si possono anche succedere i dirigenti scolastici ma se ne arriva uno che non ci crede è un disastro...

NON PERDIAMO TEMPO

Si tratta di una risposta ad una situazione purtroppo molto diffusa. Da quanto ci segnalano tutte le evidenze sia dentro la scuola che fuori, sia gli stessi dati Invalsi, è urgente oggi sostenere le scuole che rischiano di scivolare in questa condizione. Va detto che la presenza di alunni stranieri non è l'unico indicatore di tale rischio. Dipende molto dalle caratteristiche delle famiglie straniere e non, e dai contesti oltre che dall’offerta della scuola. Ci sono tante famiglie nelle aree fragili d’Italia così come tante famiglie di seconda o terza generazione migrante che sono pienamente incluse nel tessuto culturale italiano. Certamente se la scuola si trova all'interno di un quartiere dove non c'è stato sviluppo integrato, con un alto tasso di disoccupazione o occupazione precaria, dove le donne non lavorano, dove i servizi alle persone (dallo sport al teatro, al cinema, ai parchi, ai luoghi di aggregazione giovanile) sono molto al di sotto della media, ha forti rischi di essere ghettizzata. Un rischio che riguarda certamente le periferie delle grandi e medie città ma, in maniera diversa, anche i piccoli centri delle aree interne che conoscono un'altra forma di povertà dovuta alla terribile crisi demografica e allo spostamento. Lì la ghettizzazione è data dal fatto che ci sono pochi bambini e molto sparsi in un territorio generalmente vasto.

Con i Bambini, società senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione Con il Sud, definisce prototipi sperimentali, non sostituisce le politiche pubbliche. Il contrasto al fenomeno della segregazione scolastica è invece un grande tema di politica pubblica. Tutti dovranno fare la loro parte per mettere a sistema i prototipi che sperimenteremo: il ministero naturalmente, insieme ai suoi uffici territoriali, ma anche gli enti locali , le associazioni sul territorio e le scuole stesse, nella loro autonomia. In questo momento i soldi non mancano: stanno arrivando un miliardo e 400 milioni di euro al Ministero dell'Istruzione provenienti dal PNRR. E’ la misura 4 con i finanziamenti atti a contrastare i divari in educazione, proprio quello di cui stiamo parlando... Bisogna spendere questi soldi molto bene. Con Bambini sta aprendo la pista.

Testo raccolto da Barbara Leonardi

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