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19 marzo, festa di San Giuseppe e del papà

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19 marzo, festa di San Giuseppe e del papà
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Perché il 19 marzo si celebra San Giuseppe e la figura paterna? Ecco la storia e le curiosità su questa ricorrenza dedicata ai padri

Il 19 marzo, nei paesi di tradizione cattolica, come Italia, Spagna e Portogallo, si celebra la figura paterna. Secondo la credenza infatti, questa sarebbe la data della morte di San Giuseppe, padre adottivo di Gesù, pertanto, nel 1479, papa Sisto IV inserì tale festività nel calendario romano.

Qualche secolo più tardi, precisamente nel 1955, un’altra festività, sempre religiosa, venne dedicata a San Giuseppe, ovvero il 1 maggio, giorno di San Giuseppe Artigiano, ricorrenza istituita dalla Chiesa in risposta alla festa dei lavoratori che aveva origini sindacali e socialiste. Ma la festa del papà si festeggia ovviamente anche in altri Paesi del mondo, dove tuttavia ha origini, tradizioni e date diverse.

La festa del papà nei paesi anglosassoni

Negli Stati Uniti, ad esempio, la prima festa del papà fu celebrata il 19 giugno 1910. L'idea venne a Sonora Louise Smart Dodd, di Spokane, figlia del veterano della guerra civile, William Jackson Smart, la quale volle onorare il padre che la allevò con amore dopo che la madre era morta di parto mentre dava alla luce il sesto figlio. Per questo motivo nei Paesi anglosassoni il giorno del papà si celebra durante l'estate, quando ricorre il compleanno di William Jackson Smart.

Antiche tradizioni popolari

Dal momento che San Giuseppe coincide con la fine dell’inverno, la festa del 19 marzo è spesso associata ad altre usanze. In alcune regioni d’Italia infatti la festa si è sovrapposta a tradizioni quali i riti di purificazione agraria, uno tra tutti i falò che segnano il passaggio dall’inverno alla primavera. Ovviamente non mancano le tradizioni culinarie, come le zeppole napoletane sulla cui origine vi sono diverse correnti di pensiero, una, legata ai riti pagani dell’antica Roma, ovvero le Liberalia, feste in onore delle divinità del vino e del grano durante le quali si friggevano frittelle di frumento da cui deriverebbero proprio le zeppole; l’altra ricondurrebbe l’origine della zeppola ad antico dolce conventuale, secondo alcuni, del convento di S. Gregorio Armeno a Napoli, secondo altri di quello di Santa Patrizia.

Il ruolo della paternità nei secoli

Tradizioni a parte, questa ricorrenza può essere l’occasione per chiedersi quale sia oggi e quale sia stato nei secoli il ruolo della paternità. Fino a pochi decenni fa la paternità, a differenza della maternità, è stata piuttosto marginale negli studi e nelle analisi storico-antropologiche.

Molto probabilmente perché trattasi di una questione sfaccettata: quello paterno non è infatti un rapporto viscerale come quello materno, per il vissuto biologico che lega la madre ai figli, ma più indotto, culturale, anche se altrettanto significativo.

Delineare un quadro completo della paternità nelle diverse epoche storiche e nei diversi paesi del mondo è compito arduo perché si tratta di un rapporto segnato da forti differenze sociali, ambientali, temporali e individuali. Soprattutto per quanto riguarda l’antichità, le fonti da cui poter attingere sono prevalentemente letterarie, pertanto esemplificative di ambienti colti e, spesso, di censo elevato, come lettere, diari, cronache, atti giuridici, iscrizioni funerarie.

Ci sono tuttavia altre fonti che permettono di delineare i caratteri della figura paterna come la pittura, il teatro, la poesia e la scultura. Si tratta in ogni caso di fonti non scientifiche e quindi non oggettive. Da tutte ricaviamo elementi utili a comprendere come il ruolo del padre si sia modificato nel corso dei secoli; pensiamo alla mitologia greca, alla centralità del suo ruolo nell’antica Roma, alla nuova educazione illuminista, alla nascita della psicanalisi fino ad arrivare alla seconda metà del Novecento con le contestazioni giovanili e l’emancipazione femminile.

Come ne parla la letteratura contemporanea

La letteratura contemporanea indaga a fondo il ruolo della paternità da nuovi punti di vista. È il caso ad esempio del saggio Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre, di Luigi Zoja, psicoanalista e sociologo, affronta il tema dell’evoluzione storica, culturale e psicologica della figura paterna e della crisi che questa sta attraversando nella società occidentale.

Nel suo saggio Zoja analizza le due fasi principali di intervento nella crescita dei figli. Nella prima fase, quella primaria, solitamente di confidenza materna, si provvede ad accudire e a soddisfare il bisogno di bambini; quella secondaria, più di pertinenza paterna, è orientata all'apprendimento della limitazione, del bisogno e della disciplina. Come precisa lo stesso Zoja in un’intervista dello psicologo Luca Mazzucchelli, le due fasi
vengono analizzate dal punto di vista degli archetipi o delle funzioni psichiche.

Il bambino appena nato ha bisogno di accudimento e solo pian piano anche di educazione vera e propria e di funzioni culturali. La prima fase, dalla natura, viene affidata alla madre e l'istinto stesso fa sì che sia un prolungamento dell'accudimento che era totale dentro all'utero.

Nella funzione secondaria, quella contenitiva, entra anche il padre insegnando che, al di fuori dell’abbraccio materno, esistono altre entità, come i fratelli, i nonni, i vicini, ecc. Oggi, la funzione che nel linguaggio tradizionale viene chiamata paterna, può essere esercitata in tanti modi. Ciò che Zoja analizza è tuttavia la crisi dell’autorità tradizionale, dettata dal fatto che molti uomini non riescono, pur essendo presenti fisicamente, a rivestire quel ruolo e la sua funzione normativa. In questo caso, le madri sono costrette ad interpretare da sole entrambe le funzioni.

Il complesso di Telemaco

La crisi dell’autorità tradizionale viene analizzata anche dallo psicanalista Massimo Recalcati nel saggio Il complesso di Telemaco, Genitori e figli dopo il tramonto del padre. L'autore riprende l’analisi dei complessi di Edipo e di Narciso che hanno costituito chiavi di lettura decisive per comprendere il disagio della civiltà entrando largamente nella cultura comune.

Tuttavia, egli spiega, oggi non bastano più per interpretare la sofferenza dei giovani. Se la figura di Edipo ha messo in luce il conflitto tra le generazioni e l'impatto beneficamente traumatico della Legge sulla vita umana, quella di Narciso ha mostrato come il nostro tempo sia dominato dall'homo felix, dedicato al culto frivolo di se stesso.

Di questa egemonia di Narciso, spiega Recalcati, rimarrebbe oggi solo lo spettacolo iperedonista
che si rivela essere un circo vuoto. In questo contesto, una nuova figura sembra rappresentare il disagio, ovvero quella di Telemaco, spiega Recalcati utilizzando il personaggio di Omero come metafora di un’assenza. Telemaco assiste allo scempio nella propria casa da parte dei Proci, mentre attende l'arrivo di un padre che ristabilisca la legge.

Non si tratta di un richiamo alla figura autoritaria del padre padrone, il padre Ulisse rappresenta la continuità col passato, e la perdita di autorità nella sua casa è mutuata dall'assenza del padre. Il complesso di Telemaco è quindi il rovesciamento del complesso di Edipo.

Edipo viveva il proprio padre come un rivale, come un ostacolo sulla propria strada. Telemaco, invece, coi suoi occhi, guarda il mare, scruta l’orizzonte. Aspetta che la nave di suo padre ritorni per riportare la Legge nella sua isola dominata dai Proci.

Interazione sociale

Il nucleo di questa intuizione si trova in un precedente volume di Recalcati, Cosa resta del padre, il cui titolo è indicativo della prospettiva dell’autore: la questione non è come restaurare l’antica e perduta potenza simbolica del padre, ma chiedersi cosa ne resta nel tempo della sua dissoluzione.

Riprendendo alcune tesi degli studi precedenti e basate sull’analisi di Lacan, Recalcati espone la sua risposta a partire dalla psicologia sociale, esaminando gli effetti psicologici dell’interazione fra l’individuo e l’ambiente in cui vive. L’analisi del complesso di Telemaco offre certamente delle utili chiavi di lettura per situare e rilanciare la relazione fra padre e figlio nel contesto occidentale contemporaneo.

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